martedì 14 novembre 2017

Quand'om ha un bon amico leiale di Jacopo da Lentini

SCUOLA POETICA SICILIANA
 

Quand'om ha un bon amico leiale

Quand'om ha un bon amico leiale 
cortesemente il de' saper tenere 
e no 'l de' trar sì cort'o deleiale 
che si convegna per forza partire:

ché d'aquistar l'amico poco vale 
da poi che no lo sa ben mantenere, 
ché l'omo de' conoscer bene e male, 
donare e torre e saperl'agradire.

Ma molti creden tenere amistate 
sol per pelare altrui a la cortese 
e non mostrare in vista ciò che sia:

ben li falla pensieri in veritate 
chi crede fare d'altrui borsa spese, 
ch'omo vivente sofrir no 'l porria.


Jacopo da Lentini


Scuola Poetica Siciliana

BIBLIOGRAFIA

1. A.E.Quaglio “Le origini e la Scuola siciliana”
A. E. Quaglio “I poeti siculo – toscani”
2. “Antologia della letteratura italiana” M.Pazzaglia, Zanichelli
3. “Il sistema letterario” Guglielmino/Grosser, Principato
4. Sapegno “Disegno storico della letteratura italiana” Firenze 1973
5. G. Contini “Varianti e altra linguistica”, Einaudi, Torino 1970.
6. G.Contini “Letteratura italiana delle origini”, Firenze 1970
7. U. Bosco, “Francesco Petrarca”, Laterza; Roma – Bari 1977
8. E. Bigi è tratta dalla voce Poliziano del Dizionario critico della letteratura italiana,
UTET, Torino 1986, p.384
9. “Prose e rime”, a c. di C. Dionisotti, UTET, Torino 1960.
10. ”La scrittura e l’interpretazione” di R. Luperini, P. Cataldi e L. Marchiani
11. “Antologia della letteratura italiana” Volume secondo, Mario Pazzaglia.
12. “L’attività letteraria in Italia. Storia della letteratura italiana” Giuseppe Petronio,


Scuola Poetica Siciliana




Studio di Filippo Puglia





Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.








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Scuola Poetica Siciliana: Jacopo da Lentini

SCUOLA POETICA SICILIANA






Jacopo da Lentini

Giacomo da Lentini detto Jacopo il Notaro è nato a Lentini intorno al 1210.
Giacomo è considerato uno dei principali esponenti della Scuola Siciliana grazie alla sua straordinaria produzione poetica.
Seguì una formazione culturale a carattere giuridico e probabilmente frequentò l’Università di Napoli, fondata dall’imperatore Federico II di Svevia nel 1224.
Dai suoi studi emerge una preparazione solida nel campo della retorica e delle arti liberali.
Esercitò le funzioni di Notaio imperiale, tra i più importanti e influenti del regno, tra il 1233 e il 1241.
La sua presenza presso la corte dell’imperatore è documentata in atti del 1233, nei quali risulta la sua presenza a Policoro in Basilicata nel mese di marzo, poi a Catania e Messina in giugno, a Castrogiovanni (oggi Enna) nella mese di agosto e a Palermo nel mese di settembre.
Inoltre, nell’archivio del Tabulario di Santa Maria delle Moniali di Messina è conservato un documento del 5 maggio 1240 nel quale compare la sua firma Iacubus de Lentino, domini imperatorius notarius.
Considerato il massimo rappresentante della Scuola Siciliana da Dante, è probabilmente anche uno dei fondatori e forse anche l’ideatore del sonetto.
Possiede una grande padronanza degli schemi della poesia provenzale nella quale inserisce con estrema facilità innovazioni tematiche mostrando anche creatività nelle rappresentazioni delle immagini.
Sul piano tematico emergono le tendenze sull’io interiore e sulla fenomenologia dell’amore.
La fantasia nella rappresentazione delle immagini si rifà ad analogie con il mondo sociale, animale e naturale.
La sua poesia è concentrata soprattutto sul tema amoroso, infatti dai suoi versi emergono gli aspetti che riguardano la sofferenza dell’amore non corrisposto, l’incomunicabilità tra amante e amata, lo stato d’animo dell’amante e la riflessione sulla natura dell’amore.
Nel suo ricco canzoniere si riscontrano influenze della poesia provenzale, infatti la trama ideologica delle poesie rimanda alla concezione dell’amore cortese e cavalleresco improntata su atteggiamenti di carattere feudale; nel quale la donna (signore) altera e irraggiungibile e la condizione dell’amante (vassallo), legato al servizio dell’amore dolce e doloroso, rappresentano gli elementi che rimandano alla lirica provenzale e che diverranno strumenti topici della poesia siciliana.
Anche le immagini e i motivi hanno una grande influenza provenzale così come la tecnica espressiva che richiama i rimatori provenzali nelle dittologie sinonimiche, negli ossimori e nella retorica con provenzalismi, cosicché il rimatore siciliano viene anche definito come un rielaboratore e adattatore in siciliano illustre della poetica provenzale.

I componimenti del canzoniere di Jacopo da Lentini sono 30:

  • A l’aire claro ho vista ploggia dare
  • Amor non vòle ch’io clami
  • Angelica figura e comprobata
  • Ben m’è venuto prima cordoglienza
  • Certo me par che far dea bon signore
  • Chi non avesse mai veduto foco
  • Come l’argento vivo fuge ‘l foco
  • Dal core mi vene
  • Diamante né Smiraldo né Zafiro
  • Dolce cominciamento
  • Donna, vostri sembianti mi mostraro
  • Eo viso, e son diviso da lo viso
  • Guardando basalisco venoso
  • Guiderdone aspetto avere
  • Lo basalisco a lo specchio lucente
  • Lo giglio quand’è colto tost’è passo
  • lo viso mi fa andare alegramente
  • Madonna, dir vi voglio
  • Madonna ha ‘n sé vertute con valore
  • Maravigliosamente
  • Molti amadori la lor malatia
  • Ogni ‘Omo ch’ama de’ amar lo suo onore
  • Or come pote si gan donna entrare
  • Per sofrenza si vince gran vettoria
  • Poi no mi val merzé né ben servire
  • Quand’om ha un bon amico leiale
  • Si alta amanza ha presa lo me’ core
  • Si come il sol, che manda la sua spera
  • si como ‘l parpaglion, ch’ha tal natura
  • Amor è un desio che ven da core
    (tenzone fra Jacopo Mostacci, Pier delle Vigne e Lentini)

Sonetto

  • Io m’aggio posto in core a Dio servire


Scuola Poetica Siciliana

BIBLIOGRAFIA

1. A.E.Quaglio “Le origini e la Scuola siciliana”
A. E. Quaglio “I poeti siculo – toscani”
2. “Antologia della letteratura italiana” M.Pazzaglia, Zanichelli
3. “Il sistema letterario” Guglielmino/Grosser, Principato
4. Sapegno “Disegno storico della letteratura italiana” Firenze 1973
5. G. Contini “Varianti e altra linguistica”, Einaudi, Torino 1970.
6. G.Contini “Letteratura italiana delle origini”, Firenze 1970
7. U. Bosco, “Francesco Petrarca”, Laterza; Roma – Bari 1977
8. E. Bigi è tratta dalla voce Poliziano del Dizionario critico della letteratura italiana,
UTET, Torino 1986, p.384
9. “Prose e rime”, a c. di C. Dionisotti, UTET, Torino 1960.
10. ”La scrittura e l’interpretazione” di R. Luperini, P. Cataldi e L. Marchiani
11. “Antologia della letteratura italiana” Volume secondo, Mario Pazzaglia.
12. “L’attività letteraria in Italia. Storia della letteratura italiana” Giuseppe Petronio,


Scuola Poetica Siciliana




Studio di Filippo Puglia





Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.








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lunedì 13 novembre 2017

Cos'è la Polis e perché bisogna conoscerla?

ARCHITETTURA GRECA IN SICILIA




Le Polis

Premessa

La Sicilia è una terra ricca di testimonianze del passaggio di popoli antichi e per questo motivo ho intrapreso questo viaggio volto alla conoscenza della terra che mi ospita.
Un viaggio che ha percorso le tappe del barocco, un argomento trattato solo in termini generali, ma che ben presto verrà approfondito sia con il barocco siciliano sia con quello romano, in modo da poter vedere le differenze.
Abbiamo inoltre conosciuto il percorso dell’Unesco in merito all’architettura arabo normanna; prossimamente andremo a conoscere l’architettura dello stesso periodo storico nell’Europa in generale e in Italia in particolare.

Spero che i miei studi e le mie passioni possono coincidere con il vostro sapere o le vostre curiosità, e magari poter avere uno scambio culturale attraverso le vostre critiche o suggerimenti.

Introduzione

Il nostro viaggio prosegue andando ancora più indietro nella storia dei popoli per conoscere l’architettura greca in Sicilia.
Molti sono i siti che mostrano l’erta greca in Sicilia, ma prima di addentrarci nel particolare tipologico delle costruzioni siciliane è importante conoscere la storia delle Polis greche e la tipologia templare.

Perché è importante conoscere le Polis?

La Polis è importante ai fini di un miglior apprendimento di tutta l’architettura greca, poiché non possiamo studiare i templi come edifici a sé stanti, ma queste opere devono essere connesse con lo spazio circostante, come elementi che costituiscono un tutto unico e organico con i rispettivi recinti sacri e con le Polis.

Ogni Polis, infatti, anche la più piccola, vanta un proprio tempio. È di fondamentale importanza, quindi, per comprendere l’architettura greca conoscere anche il sistema politico greco, oltre alle Polis.

È importante anche conoscere il modo di costruire degli architetti greci che era basato sulla sacralità della natura sentendo l’architettura come pura espressione poetica che doveva connettere insieme arte e tessuto del territorio.
I greci in definitiva cercavano di capire i significati di ogni spazio naturale per poter costruire disponendo gli edifici secondo una distribuzione apparentemente libera.

Le Polis

Si definisce con il termine Polis la città dell’antica Grecia, intesa come moderno contesto urbano identificabile con la comunità e con la città.

I due elementi principali che compongono la Polis sono:

  • Chora
        il territorio che circonda la città;
  • Asty
        la città o spazio urbano.

Le Polis hanno origine verso la fine del medioevo ellenico, tra l’800 e il 700 a.C. in quella che gli storici chiamano età arcaica. Le Polis probabilmente nascono dall’unione dei villaggi vicini, con i grandi proprietari terrieri che, oltre ad allearsi puntano sui contadini sia come forza lavoro sia come forza di difesa. I contadini percepiscono di essere indispensabili al mantenimento del potere di nobili e nasce così un nuovo sistema politico che si fonda sulla comunità di cittadini.
Sappiamo che i sistemi democratici delle Polis erano basati su libere elezioni ed estrazioni a sorte.

La Polis è quindi un’entità politica indipendente in cui la città viene costruita intorno all’agorà che è il luogo di incontro economico e politico dei cittadini.
L’identità delle Polis viene definita dalla religione, che rappresenta la principale forma di espressione caratterizzata da pratiche rituali, e dall’ideologia comunitaria, cioè un insieme di principi detti Koinòn-Koinonia ( comunità) che influenzano le decisioni e le scelte degli uomini.

La Polis era suddivisa in tre zone:

  • l’Acropoli;
  • l’Agorà;
  • la Chora.

L’Acropoli era la parte alta della città nella quale venivano ubicati:

  • il tempio
          dedicato alla divinità protettrice;
  • gli edifici pubblici.

L’Acropoli rappresentava il fulcro della vita religiosa della Polis.

L’Agorà era la parte bassa della città, costruita intorno a una piazza principale, nella quale si teneva il mercato e le assemblee popolari.

La Chora era invece rappresentata dal territorio circostante la città, al di fuori delle mura.
In questo territorio si trovavano le campagne, il porto e i villaggi.

Le Polis erano autonome l’una dall’altra e pur essendo rivali venivano unite dalla religione, dalla lingua, dal loro grande senso della letteratura, dall’arte, dalle feste religiose e dagli oracoli; unione che oltre a formare loro una coscienza nazionale, li rendeva anche diversi dagli altri popoli.


Studio sull'architettura greca in Sicilia
Bibliografia



Studio di Filippo Puglia

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Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
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martedì 7 novembre 2017

Amando con fin core e con speranza di Pier delle Vigne


SCUOLA POETICA SICILIANA




AMANDO CON FIN CORE E CON SPERANZA

Amando con fin core e con speranza,
di grande gioi' fidanza
donao mi Amor piu ch'eo non meritai,
che mi 'nalzao coralmente d'amanza
da la cui rimembranza
lo meo coragio non diparto mai;
e non poria partire
per tutto il meo volire,
sì m'è sua figura al core impressa,
ancor mi sia partente
da lei corporalmente,
la morte amara, crudele ed ingressa.

La morte m'este amara, che l'amore
mutaomi in amarore;
crudele, chè punio senza penzare
la sublimata stella de l'albore
senza colpa a tuttore
per cui servire mi credea salvare.
Ingressa m'è la morte
per afretosa sorte,
non aspettando fine naturale
di quella in cui natura
mise tutta misura
for che termin di morte corporale.

Per tal termino mi compiango e doglio,
perdo gioia e mi svoglio
quando di sua contezza mi rimembra
di quella ch'io amare e servir soglio.
Di ciò viver non voglio
ma dipartire l'alma da le membra;
e faria ciò ch'eo dico,
se non c'a lo nemico
che m'à tolta madonna placeria:
ciò è la morte fera,
che non guarda cui fera,
per lei podire aucire eo moriria.

No la posso aucire, nè vengiamento
prendere al meo talento,
più che darmi conforto e bona voglia;
ancora non mi sia a piacimento
alcun confortamento,
tanto conforto ch'io vivo in doglia.
Dunqua vivendo eo
vengio del danno meo
servendo Amor cui la morte fa guerra,
e a lui serviragio
mentre ch'eo viveragio;
in suo dimin rimembranza mi ser[r]a.

Rimembranza mi ser[r]a in suo dimino,
und'e[o] ver lui mi 'nchino,
merzè chiamando a Amore che mi vaglia.
Vagliami Amore per cui non rifino,
ma senza spene afino,
c'a lui servendo gioi' m'è la travaglia;
dònimi alcuna spene;
ma di cui mi sovene
non voi' che men per morte mi sovegna,
di quella in cui for mise
tutte conteze assise,
senza la quale Amore in me non regna.


Pier delle Vigne


 
Scuola Poetica Siciliana

BIBLIOGRAFIA

1. A.E.Quaglio “Le origini e la Scuola siciliana”

A. E. Quaglio “I poeti siculo – toscani”

2. “Antologia della letteratura italiana” M.Pazzaglia, Zanichelli

3. “Il sistema letterario” Guglielmino/Grosser, Principato

4. Sapegno “Disegno storico della letteratura italiana” Firenze 1973

5. G. Contini “Varianti e altra linguistica”, Einaudi, Torino 1970.

6. G.Contini “Letteratura italiana delle origini”, Firenze 1970

7. U. Bosco, “Francesco Petrarca”, Laterza; Roma – Bari 1977

8. E. Bigi è tratta dalla voce Poliziano del Dizionario critico della letteratura italiana,

UTET, Torino 1986, p.384

9. “Prose e rime”, a c. di C. Dionisotti, UTET, Torino 1960.

10. ”La scrittura e l’interpretazione” di R. Luperini, P. Cataldi e L. Marchiani

11. “Antologia della letteratura italiana” Volume secondo, Mario Pazzaglia.

12. “L’attività letteraria in Italia. Storia della letteratura italiana” Giuseppe Petronio,


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I poeti della scuola siciliana: Pier delle Vigne


SCUOLA POETICA SICILIANA





Pier delle Vigne

L'Attività politica



Pietro della Vigna nasce a Capua intorno al 1190 da una famiglia disagiata.
Ancora giovane si trasferì a Bologna per intraprendere gli studi di diritto.
Sicuramente furono anni duri per il giovane povero e privo di amicizie e raccomandazioni; vivere, infatti, in un ambiente culturale evoluto e dominato da nobili soprattutto per le sue condizioni economiche ristrette, anche se parzialmente alleviate dai sussidi universitari e dalla città di Bologna, doveva essere molto difficile.

Il suo sogno era quello di avere un incarico universitario, voleva diventare un insegnante dotto e rispettato, ma il destino gli riserva un altro cammino.
Infatti, ancora trentenne l’arcivescovo di Palermo Berardo lo raccomanda all’imperatore Federico II, il quale lo accolse nella sua corte come notaio e scrittore della cancelleria imperiale.
Nella corte di Federico II, Pier delle Vigne si distinse per le sue doti tanto da divenire, nel 1225, giudice della Magna Curia con cariche più estese e importanti di quelle che la sua carica consentisse.
Ebbe grande peso nell’attività politica e amministrativa del Regno tanto da collaborare alla formulazione delle leggi contenute nel Liber Augustalis (1231) e in collaborazione con Taddeo di Sessa la direzione della Cancelleria Imperiale.
Allo stesso tempo fu intensa anche la sua funzione come diplomatico di fiducia dell’imperatore tenendo spesso i rapporti con il Papato e con le città dell’Italia Settentrionale. Il punto più alto della sua straordinaria carriera fu raggiunto dopo la morte di Taddeo di Sessa, avvenuta nel 1247, quando fu nominato Imperialis aulae protonotarius et regni Siciliae logotheta; titoli che consacravano ufficialmente le funzioni da lui stesso già esercitate da tempo.
Nel febbraio del 1249, durante un soggiorno alla corte di Cremona, fu privato di tutte le sue cariche, arrestato e accecato.
Si uccise nell’aprile dello stesso anno per sottrarsi a pene più severe.
Non sono chiare le cause che provocarono l’improvvisa disgrazia del Ministro.


L'attività letteraria


Pier delle Vigne è considerato uno dei massimi esponenti della prosa latina medievale e la sua opera più conosciuta è l’Epistolario latino.

Le canzoni sono:

  • Amando con fin core e con speranza;
  • Amore, in cui disio ed ho speranza;
  • Poi tanta caunoscenza.

Il sonetto:

  • Però ch’amore no se po' vedire.
Sonetto scritto in risposta a quello di Jacopo Mostacci.

L’attività letteraria di Pier delle Vigne è documentata soprattutto nel suo Epistolario.
Le componenti che si intrecciano nello stile di questo Epistolario, individuate soprattutto dal Paratore, sono rappresentate, oltre all’influenza dei modelli della curia pontificia, conosciuti anche attraverso la scuola retorica di Capua, dalle suggestioni della ars dictandi francese, imparati sia nella scuola bolognese, sia dalla prosa cistercense, dagli echi marginali provenienti dalla poesia erotica elogiaca del XII secolo e infine con la tecnica fiorita e lambiccata della sezione arabica della cancelleria imperiale.
Questa complessa influenza non deve essere valutata solo sul piano tecnico e culturale ma anche e soprattutto come strumento artistico per la sua inquieta e complessa artificiosità che unisce la psicologia e lo stile.

Di minore importanza sono invece i componimenti latini e le tre canzoni in volgare.


 
Scuola Poetica Siciliana



BIBLIOGRAFIA

1. A.E.Quaglio “Le origini e la Scuola siciliana”

A. E. Quaglio “I poeti siculo – toscani”

2. “Antologia della letteratura italiana” M.Pazzaglia, Zanichelli

3. “Il sistema letterario” Guglielmino/Grosser, Principato

4. Sapegno “Disegno storico della letteratura italiana” Firenze 1973

5. G. Contini “Varianti e altra linguistica”, Einaudi, Torino 1970.

6. G.Contini “Letteratura italiana delle origini”, Firenze 1970

7. U. Bosco, “Francesco Petrarca”, Laterza; Roma – Bari 1977

8. E. Bigi è tratta dalla voce Poliziano del Dizionario critico della letteratura italiana,

UTET, Torino 1986, p.384

9. “Prose e rime”, a c. di C. Dionisotti, UTET, Torino 1960.

10. ”La scrittura e l’interpretazione” di R. Luperini, P. Cataldi e L. Marchiani

11. “Antologia della letteratura italiana” Volume secondo, Mario Pazzaglia.

12. “L’attività letteraria in Italia. Storia della letteratura italiana” Giuseppe Petronio,


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