venerdì 16 febbraio 2018

Landscape shot: Parco Sempione, Milano

LANDSCAPE


Parco Sempione, Milano

Fotografia di Filippo Puglia 


Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.









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Le Corbusier e le Modulor


ARCHITETTURA

Le Proporzioni in Architettura






Le Corbusier

Introduzione

In questo viaggio abbiamo visto le concezioni del costruire dei popoli antichi e anche di grandi maestri come Vitruvio, Leon Battista Alberti, Palladio e Leonardo.

Sicuramente ci sono molti altri maestri che hanno dato tanto all’architettura della propria epoca e non solo, ma questo è il percorso che ho scelto poiché credo che possa essere sufficiente a comprendere i concetti basilari dell’architettura.

Tuttavia questo post non vuole essere un saggio ma semplicemente un contributo all’informazione per tutti gli amanti dell’architettura.

In questa tappa andremo a vedere i metodi progettuali di un maestro moderno, a noi più vicino in termini di tempo, Le Corbusier.

Le Corbusier

Le Corbusier, oltre a essere stato uno dei più grandi architetti del novecento, fu anche uno dei maggiori teorici dell’architettura del XX secolo.
Pubblicò circa 54 libri e opuscoli in cui vi sono le sue idee dell’architettura, dell’urbanistica, del design e dell’arte.
Tra questi vi è un testo considerato come una bibbia tra gli architetti del Movimento Moderno, Vers une architecture, pubblicato nel 1923.

Le Corbusier diede un enorme contributo all’architettura moderna con studi e soluzioni costruttive pensate per l’uomo e costruiti a misura d’uomo.
Molto importante sono, nei suoi studi, i tracciati regolatori e le proporzioni.
Ad esempio la facciata della villa Schwob a La Choux-de-Fonds è stata costruita su un triangolo rettangolo centrale il cui rapporto tra i due cateti è il numero d’oro, in questo modo viene suggerito un rettangolo aureo.

Il grande maestro svizzero sviluppa anche la sua teoria sulle proporzioni, Le Modulor, basata sulla regola aurea.

Le Modulor

Il Modulor è una scala di grandezze spaziali il cui termine deriva dalle parole francesi:

  • module = modulo;
  • or = section d’or.

È una griglia proporzionale che si basa su due scelte fondamentali:

  • una di tipo matematico;
  • una di tipo antropomorfo.

La scelta di tipo antropomorfo associa le misure della griglia alle misure del corpo umano assumendo come valore di riferimento l’altezza di un uomo ideale e quindi di 1,83 m.

La scelta di tipo matematico consiste nel considerare delle lunghezze tali che il rapporto tra due misure consecutive sia il numero d’oro.

Considerando come grandezze successive:

a,b,c,d

si ha

a/b = b/c = c/d = Ʈ

e anche

c= a+b, d= b+c

Queste seconde uguaglianze, tuttavia, non sono esatte, ma possono comunque essere accettate nella pratica della costruzione.

In ogni modo Le Corbusier segue una successione di numeri secondo la legge dei numeri di Fibonacci.


Le Modulor è suddiviso in due scale verticali:

Serie Rossa

Nella serie rossa si parte da un quadrato avente il lato che misura 113.
La successione è …27, 43, 70, 113, 183, …

Serie Blu

Nella serie blu si parte da un rettangolo che misura 113 x 226.
La successione è ...53, 86, 140, 226, 366, …

In questo caso il numero 226, dato anche dal rapporto di 113 x 2, è preso dalla misura dell’uomo in piedi con il braccio alzato.

Il Modulor è quindi una scala di grandezze basata sulla regola aurea, in merito alle proporzioni del corpo umano.
Questi rapporti devono essere utilizzati per costruire sia gli spazi sia gli altri elementi architettonici come i ripiani, appoggi, accessi, i quali devono essere in accordo con le misure standard del corpo umano.

Il Modulor è rappresentato da una figura umana stilizzata con un braccio steso sopra il capo accanto a due scale verticali.
La serie rossa è basata sull’altezza del plesso solare e divisa in segmenti secondo il phi.
La serie blu è basata sull’altezza della figura, doppia rispetto all’altezza del plesso solare e divisa in segmenti secondo il phi.

Il Modulor fu inoltre sviluppato dopo opportuni studi su Vitruvio, dall’uomo vitruviano di Leonardo, dai lavori di Leon Battista Alberti uniti ad altri personali ricerche di proporzioni geometriche e matematiche relative al copro umano.
Da tutto ciò ne venne fuori un sistema basato sulle misure del corpo umano, sulla doppia unità, sulla sequenza di Fibonacci e la sezione aurea messo al servizio dell’architettura per l’estetica e la funzionalità.

Bibliografia

  • Maximilien Gauthier, Le Corbusier, Biografia di un architetto, Zanichelli, 1991;
  • Francesco Tentori, Vita e opere di Le Corbusier, 2ªed., Laterza, 1986;
  • Jean Jenger, Le Corbusier, L'architettura come armonia, Electa, 1997;
  • H. Allen Brooks et al., Le Corbusier, 1887-1965, Milano, Electa, 1987;
  • Carlo Cresti, Le Corbusier, Sadea/Sansoni, 1968;
  • Chiara Roma, Le Corbusier e le suggestioni dei ruderi (PDF), 2016;
  • Marco Biraghi, Storia dell'architettura contemporanea, in Piccola biblioteca Einaudi, vol.1, Torino, Einaudi, 2008.


Le proporzioni architettoniche



Studio di Filippo Puglia
Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
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giovedì 15 febbraio 2018

Giallo, rosso, blu di Kandinskij: tra teoria e fantasia


ARTE

Kandinskij

giallo, rosso, blu



Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, noi non possiamo avere la sensibilità dei Greci: se tentassimo di applicare i loro principi riprodurremo solo una copia priva dell’anima”

Introduzione

Nella tappa precedente abbiamo iniziato a conoscere le opere del grande maestro dell’astrattismo Vassily Kandinskij tra teoria del colore, musica e fantasia.
Abbiamo cercato di immaginare un possibile scenario con elementi ideali, provenienti dai segni e dai colori del dipinto Overture musicale, per cercare una possibile storia.
Questo infatti sarà un percorso che, oltre a conoscere l’ideologia di Kandinskij, ci dovrebbe portare a esercitare la nostra mente verso la creatività sviluppando e allenando la fantasia.
Dalle opere astratte, infatti, si possono immaginare e trarre diverse storie e non solo, possono nascere anche elementi di design, elementi per elaborazioni grafiche e tanto altro.
Non solo letteratura, ma anche elementi utili per altri campi d’applicazione.

In questo capitolo andremo a vedere da vicino un’altra opera astratta del maestro russo: Giallo, rosso, blu.

Astrattismo

L’astrattismo è una corrente artistica del novecento; una corrente capace di stravolgere tutti gli schemi dell’arte e soprattutto la concezione della stessa come imitatrice della realtà.

L’astrattismo è comunque la conseguenza di un lungo processo evolutivo che ha negato all’arte il compito di descrivere la realtà esterna per assegnarle, invece, quello di esprimere il sentimento dell’artista.
Con l’avvento dell’astrattismo viene così superato anche la concezione dell’arte dell’espressionismo, il quale prevedeva la proiezione delle immagini con riferimento alla realtà. Infatti, con questa nuova corrente artistica i sentimenti dell’artista vengono espressi attraverso le forme, i colori e le linee.
Inoltre, l’astrattismo, come abbiamo già visto nel capitolo precedente, ha forti analogie con la musica.
La parentela tra le due arti ha portato musicisti come Alexandr Skrjabin (1871-1915) a sognare relazioni tra suoni e colori tanto da riuscire a immaginare persino un’opera letteraria come il “Prometeo” per via dei suoni e delle luci colorate.

Mentre il concetto di astrazione, in generale, esprime un procedimento mediante il quale le immagini e i segni, che vengono intesi come simboli, rimandano a cose o idee; nel campo dell’astrazione rientrano anche le stilizzazioni e le scomposizioni di oggetti, i quali però rappresentano un metodo astratto di raffigurare la realtà, in quanto gli oggetti sono comunque presenti nel dipinto.
L’astrattismo, inteso come corrente artistica, nasce invece quando nel dipinto non viene espresso alcun elemento che faccia riferimento alla realtà. Quindi avremo un’opera astratta quando il procedimento è totalmente autonomo rispetto alla realtà con immagini e segni completamenti inediti, quindi pura invenzione.


Giallo, rosso, blu: analisi dell’opera


Giallo, rossu, blu




olio su tela
127 x 200 cm
1925
Conservata nel Centre Pompidou, Parigi

Dal titolo dell’opera di Kandinskij si può intuire che i protagonisti sono i tre colori primari.
Per Kandinskij, infatti, i colori rappresentano i tasti di un pianoforte, e questo perché la musica, come vedremo, è fondamentale per la sua evoluzione artistica.

La musica e la pittura, secondo Kandinskij, sono due arti simili, in cui il colore rappresenta il suono.

Il più ricco insegnamento viene dalla musica. Salvo poche eccezioni, la musica è già da alcuni secoli l’arte che non usa i suoi mezzi per imitare i fenomeni naturali, ma per esprimere la vita psichica dell’artista e creare la vita dei suoni”.

Egli accostava i colori ai suoni nel seguente modo:

  • giallo:
il giallo è un colore vulcanico e rappresenta il suono della tromba;
  • rosso:
il rosso è un colore caldo e vitale e corrisponde al suono di una tuba, di un cembalo o di una fanfara;
  • azzurro:
l’azzurro corrisponde al suono di un flauto, di un violoncello o di un contrabasso;
  • blu scuro:
il blu scuro è un colore profondo e intenso e corrisponde al suono di un organo;
  • verde:
il verde corrisponde al suono del violino;
  • arancione:
l’arancione corrisponde al suono della campana;
  • viola:
il viola corrisponde al suono di un corno inglese;
  • bianco:
il bianco è un colore neutre e corrisponde al non suono, ossia alla pausa tra una battuta e l’altra;
  • nero:
il nero che rappresenta il non colore corrisponde alla pausa finale di un brano musicale.

Nelle sue opere, infatti, all’armonia del colore corrisponde quella del suono e possiamo notare la costante ricerca dell’effetto psicologico che va oltre il soggetto, il quale viene trasformato in una sequenza armoniosa che segue uno schema ben definito con ritmi, segni e toni espressi con i tre colori primari in diverse gradazioni.

Kandinskij afferma che “grazie alle risonanze interiori e a seconda della diversità, ogni colore produce un effetto particolare sull’anima”.

Il rosso, a esempio, può provocare l’effetto della sofferenza dolorosa, mentre il giallo produce un’impressione di acido.

Ogni colore corrisponde anche a una forma distinta nello spazio:

  • al cerchio corrisponde il blu;
  • al triangolo corrisponde il giallo;
  • al quadrato corrisponde il rosso.

L’idea compositiva di questo dipinto è basata sulla contrapposizione della parte destra con quella sinistra, mentre la zona rossa al centro ha una funzione di raccordo e di mediazione tra le due parti.

Nella parte destra prevalgono i toni atmosferici dell’azzurro contornato dal viola e in cui si inseriscono dei segni grafici leggeri che seguono un ordine geometrico, attraverso uno scacchiere di poligoni e forme contorte. Tutto quest’insieme definisce l’ingrandimento del pensiero umano e di quella mente tanto complicata e affascinante.

Nella parte sinistra prevale, invece, lo sfondo giallo che serve a chiudere lo spazio, con l’elaborazione grafica di rette parallele e curve che danno vita a un profilo umano stilizzato.
In questa parte prevalgono le campiture dei colori rossi e azzurri nelle forme rettangolari, triangolari e rotonde.
Le campiture dei colori definiscono dei piani trasparenti, i quali sovrapponendosi ottengono un altro colore che risulta essere la somma dei colori dei piani adiacenti.

Quest’opera rappresenta ciò che è l’uomo, poiché esso è l’insieme, è il giallo e il blu, il volto e il pensiero.

Giallo, rosso, blu: il pensiero diventa fantasia

Osservando il dipinto possiamo subito notare come vi sono degli elementi che possono servire a un ideale racconto, così come gli stessi elementi possono essere utili anche per la composizione di un elemento di design o di un elaborato grafico.
In questa tappa, tuttavia, ci soffermeremo solo a un possibile racconto ideale.

Osservando il dipinto possiamo notare sulla sinistra un uomo pensieroso che riflette su un determinato problema cercando le possibili soluzioni. Davanti a lui sono presenti tre possibili strade, che portano con se le rispettive difficoltà e i rispettivi blocchi che possono, in qualche modo, ostacolare il suo cammino.
La scelta da compiere risulta difficile, tuttavia lui ha un’idea brillante e concreta anche se per certi versi dolorosa.
Nel suo cervello, comunque, regna il caos, che possiamo notare nella parte destra del dipinto, con il groviglio di forme e colori che si sovrappongono creando nel suo inconscio molti dubbi esistenziali. Dubbi che però contrastano il suo animo tranquillo e sereno, poiché lui è molto sicuro di se e con calma analizza il tutto pur di trovare la soluzione, che tuttavia viene fuori dalla sua idea brillante.



Bibliografia
  • Nadia Podzemskaia, Colore simbolo immagine: origine della teoria di Kandinsky, Alinea editrice, Firenze, 2000.
  • Alexander Kojève, Kandinsky, Quodlibet, Macerata, 2005
Kandinskij tra teoria e fantasia




Filippo Puglia
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Fotografia del giorno: uno scatto d'arte, Marilyn Monroe di Andy Warhol

SCATTO D'ARTE

Marilyn Monroe di Andy Warhol


Marilyn Monroe è una delle opere simbolo della Pop Art e del maesto Andy Warhol.


Fotografia di Filippo Puglia


Filippo Puglia
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martedì 13 febbraio 2018

LXIX Carnevale del Murgo, Gioiosa Marea

LXIX CARNEVALE DEL MURGO

Gioiosa Marea

12 Febbraio 2018

XI Carneavale Sangiorgese

https://flic.kr/s/aHsmaQcMEY

Fotografie di Filippo Puglia

Staff

 

Le origini del teatro: il teatro greco


Letteratura

Le origini del teatro


Il Teatro greco








Introduzione

Nel capitolo precedente abbiamo iniziato a conoscere le prime forme teatrali derivate dal mito e dal rito.
Abbiamo visto come l’uomo, avendo paura della realtà, abbia bisogno di immagini, di esseri soprannaturali, quindi dal mito, per cercare allo stesso tempo di proteggersi da loro.
Abbiamo visto, in linea generale, l’evoluzione delle varie forme teatrali con i quali dar vita al mito e alle cerimonie rituali per difendersi da questi esseri creati dall’immaginario dell’uomo stesso.

Il nostro viaggio è così iniziato, così come la storia del teatro, e continueremo il cammino con la nascita vera e propria del teatro occidentale con la civiltà ellenica.

La civiltà greca

Euripide
Il teatro, così come lo intendiamo oggi, nasce intorno al V secolo a.C. in occidente e precisamente nell’antica Grecia.

La storia del teatro greco coincide con la storia di una grande civiltà, a partire dall’ascesa fino al declino della stessa, la quale credeva molto nella cultura tanto da dare inizio a una forma democratico-politica senza precedenti e divenendo così la culla della civiltà.
Il periodo più alto e florido per questa civiltà è quello relativo all’età classica denominata anche età di Pericle, un breve periodo che va dal 445 al 429 a.C..
In questo periodo, oltre alle grandi opere realizzate, fu anche il periodo storico in cui vennero fuori i tre più importanti tragici dell’antichità: Eschilo, Sofocle ed Euripide.

Prima di arrivare ai tre tragici e quindi al teatro vero e proprio, vi fu un’evoluzione graduale che partì dai riti che venivano celebrati in onore del dio Dionisio.
Il culto di Dionisio era improntato su un frenetico girotondo di satiri ubriachi e osceni. Il dio veniva rappresentato prima come vittima e successivamente, attraverso le ripetizioni, come ricordo e commemorazione; una rappresentazione in cui il canto corale accompagnava tutte le cerimonie.

Dall’epoca dei gerarchi, fino a Solone, 594 a.C. le feste erano accompagnate da cori e danze figurate, primo abbozzo di azione drammatica. Quindi con gli eroi e le loro gesta, le manifestazioni divennero vere e proprie rappresentazioni.

Il Ditirambo e il Giambico, furono i progenitori dell’Arte drammatica.
  • Il Ditirambo, coi suoi tumulti orgiastiche, prefigura la commedia;
  • il Giambico, col suo ritmo breve intervallato da uno lungo, era un componimento poetico violentemente polemico e satirico e prefigura il dramma.

Sicuramente un ruolo fondamentale nel passaggio tra la celebrazione dei rituali e il teatro vero e proprio lo ebbe sicuramente il leggendario poeta Tespi.
Tespi fu l’ideatore della figura dell’attore, infatti fu il primo a introdurre questa figura nel suo spettacolo drammatico insieme alle maschere e allo spazio dedicato all’azione scenica.

La tradizione attribuisce le prime forme reali di teatro al leggendario poeta Tespi, il quale proveniva dall’Icaria, verso la metà del VI secolo, è giunto ad Atene su di un carro, sul quale trasportava attrezzi di scena, arredi, costumi e maschere. Tespi ebbe grande successo in tutta la Grecia tanto che fu necessario farlo partecipare alle feste dionisiache che quell’anno erano inaugurate dagli agoni drammatici.
Orazio, infatti, racconta che Tespi si spostava da una città all’altra con un carro sul quale aveva costruito un palco e sul quale si esibivano due attori con il volto dipinto e intonavano dei cori a tema storico.
Tespi aveva così inteso il teatro sentendo la necessità di avere uno spazio dedicato per l’azione scenica e allo stesso tempo il bisogno di separare i ruoli, ossia quello dell’attore e quello del pubblico, che in qualche modo partecipa all’azione scenica.

Questa è una leggenda molto radicata nella storia dell’uomo e dei popoli, tanto che l’artista Andrea Pisano nel XIV secolo d.C. realizza una formella con la raffigurazione del “carro di Tespi”, che possiamo ammirare nel campanile di Giotto a Firenze.
Esistono, comunque, molte altre testimonianze di questa leggenda, persino una piccola compagnia teatrale di Patti in provincia di Messina porta il nome “Il carro di Tespi”, nella quale ho avuto l’onore e il piacere di recitare.

Nelle feste, le linee erano caratterizzate da agoni drammatici ed erano feste particolarmente rurali e tipicamente locali, mentre le Dionisie, data la loro importanza, erano a carattere panellenico e l’attività principale era data dalle rappresentazioni delle tragedie.

Eschilo
Nel V secolo detti agoni assumono tutta l’importanza che la storia gli concede, raggiungendo il livello più alto, sia per il prestigio dei grandi tragediografi, sia per la perfezione delle rappresentazioni.
Nell’età di Pericle nacque anche l’edificio teatrale vero e proprio, tuttavia tratteremo questo argomento nella sezione dedicata all’architettura.

Quindi il teatro ha inizio con i riti dedicati al dio e poi si evolve e si modifica, grazie all’avvento di Tespi, fino ad arrivare a costruire una struttura teatrale e al fiorire di scrittori e poeti che hanno dato una svolta allo spettacolo e alla cultura teatrale.

Gli spettacoli che venivano rappresentati erano di due tipi:
  • la tragedia;
  • la commedia.

In quel periodo esisteva la figura dell’Arconte il quale dava il nome agli agoni di quell’anno e a lui i poeti ammessi a partecipare agli agoni, chiedevano un coro.
La messa in scena di un dramma implicava una certa spesa, ed era compito dell’Arconte nominare un Corego, cioè un finanziatore, per ogni poeta concorrente.
Più il Corego era munifico più ricca era la rappresentazione e di conseguenza più possibilità di vittoria aveva il poeta; infatti, per questi motivi, l’assegnazione del Corego ai poeti veniva stabilita dalla sorte.
Sofocle
In quei tempi il poeta aveva il ruolo di regista, compositore, coreografo e interprete della propria tragedia.
Le tragedie vincitrici erano scelte da giudici, detti Kritai. I Kritai erano dei cittadini ateniesi che erano stati designati tra un certo numero di elementi, i quali erano stati, a loro volta, segnalati dalle varie tribù dei Demos e scelti a sorte.
I nomi venivano posti in un’urna sigillata e custodita nel tempio di Dionisio, per poi aprirla all’inizio degli agoni. Violare l’urna significava effettuare un delitto contro lo Stato e veniva punito con la morte o con l’esilio.
L’inizio degli agoni avveniva portando il simulacro di Dionisio Eleuterio in teatro, poi si aprivano le urne e venivano depositati i nomi dei giudici e infine si procedeva alla lettura del programma.
Le feste iniziavano fuori del teatro con canti Ditirambi, Giambi e danze.

Le tragedie erano strutturate sotto forma di trilogia; infatti veniva imposto ai concorrenti la composizione di tre vicende drammatiche che dovevano trattare uno stesso argomento.
In seguito però i poeti furono lasciati più liberi nella scelta degli argomenti, ma comunque fu imposto di presentare anche un dramma satiresco. Nacque così la Tetralogia.
Nel V secolo furono però rappresentate solo tragedie inedite.


Bibliografia

Leon Moussinac: Il teatro dalle origini ai nostri giorni;
H.C. Baldry: I greci a teatro;
Francis Fergusson: L'idea di un teatro;
Aristotele: Poetica;
Paolo Chiarini: Bertoldt Brecht;
K. Stanislasky: Il lavoro dell'attore;
Paolo Toschi: Le origini del teatro italiano;
Rosalba Gasparro: Il testo e l'immaginario;
Masolino D'Amico: Storia del teatro inglese;
Peter Zsordi: Teoria del dramma moderno;
GianRenzo Morteo: Il teatro popolare in francia;
Giovanni Antonucci: il processo a Gesu';
Maria Argenziano: Le Maschere nude;
Roberto Alonge: Luigi Pirandello - Liola' e Cosi' e';
Maria Luisa Scelfo: Le teorie drammatiche del Romanticismo;
Giuseppe Patroni Griffi: Monografia;
Raffaele Cantarella: introduzione su Eschilo;
Filippo Maria Pantani: introduzione su Sofocle e Euripide. 
 Le origini del teatro
Link:


Filippo Puglia







Filippo Puglia
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lunedì 12 febbraio 2018

Architettura in foto: il teatro Massimo di Palermo

ARCHITETTURA IN FOTO

Teatro Massimo Vittorio Emanuele



Il teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo è stato costruito tra il 1875 e il 1897 dagli architetti Giovan Battista Filippo Basile e terminato dal figlio Ernesto Basile.
 
È il più grande edificio teatrale lirico d'Italia, e uno dei più grandi d'Europa, terzo per ordine di grandezza architettonica dopo l'Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna.

Foto di Filippo Puglia





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