venerdì 17 febbraio 2017

Riciclo, arti e design

CARTAPESTA



Introduzione

Nei capitoli precedenti abbiamo parlato dell'inquinamento del suolo dovuto a materiali come la carta e il cartone; abbiamo visto che questi materiali possono essere riciclati e impiegati in modo creativo trasformandoli in elementi artistici e di design.
A questi materiali possiamo aggiungere anche il ferro e il legno, i quali possono essere impiegati per costruire le strutture delle opere o degli elementi di design.
Nel periodo di carnevale ad esempio questi materiali tornano utili per realizzare i carri allegorici, sia per la struttura sia per il rivestimento di cartapesta. Per quanto riguarda la cartapesta, esistono delle vere e proprie scuole di cartapestai e Viareggio ne è un esempio. A Viareggio infatti la tradizione del carnevale e della cartapesta è molto antica e il carnevale è inteso come un concorso diviso in categorie.
Ma la cartapesta ha origini molto più antiche delle sfilate di carri allegorici: in Italia si iniziò a utilizzare questo processo di lavorazione della carta già nel 1400.

Cenni sulle origini

Un composto simile alla cartapesta veniva utilizzata già dagli antichi greci per realizzare le maschere degli spettacoli teatrali; era un materiale polimaterico molto simile alla cartapesta, in cui al posto della carta vi era la fibra di lino.
Anche gli egizi realizzavano le loro maschere funebri e le decorazioni dei sarcofagi grazie a un procedimento analogo.
I grandi maestri del quattrocento come Michelangelo, Donatello e tanti altri utilizzavano la cartapesta per realizzare i propri modelli prima delle opere vere e proprie.
Ma fu con l'avvento del barocco che nacquero i mestieri dei cartapestai, i quali eseguivano lavori su commisione per architetti e scultori.
Infatti i quattro angeli del baldacchino di San Pietro sono stati realizzati in cartapesta su disegno di Gianlorenzo Bernini.

Materiali

I materiali necessari per la cartapesta sono:

  • carta di giornale;
  • colla vinilica;
  • acqua;
  • catino;
  • gesso o cementite (se necessarie).

A seconda del manufatto da realizzare potrebbero essere necessari altri materiali come il legno o il ferro per costruire la struttura portante.




Procedimento e lavorazione

Esistono due procedimenti principali per la lavorazione della cartapesta:

  • macerazione della carta;
  • ripresa della forma dell'oggetto.

Macerazione della carta

La carta di giornale deve essere strappata in pezzetti molto piccoli e regolari.
I pezzetti di carta devono essere immersi in un catino pieno di acqua con un poco di colla.
Bisogna poi lascare a macerare la carta per il tempo che basta: dopo si passerà a frullare l'impasto senza ridurlo in poltiglia.
L'impasto deve risultare grossolano in modo da avere una buona resistenza durante la lavorazione evitando così di costruire uno scheletro con ferro o legno.
Questa è una tecnica importante che permette di esprime al meglio la creatività con la realizzazione di forme originali.
Dopo che è trascorso il tempo necessario, bisogna scolare l'impasto, strizzarlo e riporlo in un panno pulito e asciutto. Nel caso in cui la consistenza risulti troppo liquida bisogna aggiungere del gesso o cementite.
Questa tecnica viene utilizzata generalmente per statue di piccole dimensioni o per i calchi.

Riprendere la forma di un oggetto

Per riprendere la forma di un oggetto bisogna rivestire lo stesso con la pellicola trasparente in modo da poter staccare facilmente l'opera in cartapesta senza rischiare di romperla.
Poi si procede con il giornale che deve essere strappato in modo da formare delle strisce.
Diluire in un catino la colla vinilica con l'acqua, versando metà colla e metà acqua.
Con un pennello passare la colla sulla pellicola che riveste l'oggetto; poi bisogna incollare le strisce di carta in modo da coprire l'oggetto e ripetere l'operazione per cinque volte in modo da formare cinque strati di carta.
Alla fine di questo processo bisogna attendere che la carta si asciughi. Non bisogna utilizzare apparecchi esterni per l'asciugatura come il phon, poiché la carta asciugandosi rapidamente potrebbe formare delle grinze.
Il passo successivo prevede la stuccatura, con la quale l'opera viene resa omogenea.
Infine si passa alla decorazione con i colori acrilici e poi con il fissativo.

Per rivestire un palloncino bisogna prima spennellarlo con dell'olio, in modo che una volta avvenuta l'asciugatura della cartapesta il palloncino può essere sfilato senza danneggiare il manufatto.
Le strisce di giornale devono essere spianate bene affinché la superficie risulti liscia.
Per dare la forma di un viso bisogna modellare la carta e poi metterla sulla superficie ricoprendola con altre strisce in modo da farla aderire al contesto.

Preparazione della colla



Mix colla e acqua:

  • 2 parti di colla;
  • una parte di acqua.

Mix farina e acqua:

  • una parte di farina;
  • una parte di acqua.

Il mix con la farina è ideale per le pignatte messicane, poiché così possono essere rotte facilmente, così anche per la realizzazione di altri manufatti utili soprattutto negli spettacoli teatrali.


Filippo Puglia


Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.





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La decima edizione del carnevale sangiorgese vi stupirà con effetti speciali

 CARNEVALE SANGIORGESE

Sabato 25 febbraio ore 16

10° edizione del carnevale


 Grande sfilata carnascialesca con carri allegorici e gruppi mascherati per le vie del centro di San Giorgio.
La serata sarà allietata dalla band musicale Exnovo e dalla splendida voce di Loredana La Rosa con balli di gruppo e liscio nella meravigliosa cornice della piazza tonnara.
A seguire la Pro Loco offre a tutti i presenti pennette al sugo e vino.
Non mancate all'appuntamento con il divertimento e con gli effetti speciali per una serata di grande allegria.

martedì 14 febbraio 2017

Il battistero di San Giovanni: fotografie

BATTISTERO DI SAN GIOVANNI

FIRENZE


Introduzione

Il battistero di Firenze è dedicato a San Giovanni Battista, patrono della città.
Le origini della struttura sono controverse e vi sono ancora molte linee di pensiero, tra le quali spicca quella che vorrebbe fosse stato in origine un tempio dedicato a Marte.



Romanico fiorentino

il battistero di San giovanni è considerato la matrice del romanico fiorentino poiché la sua pianta ottagonale è coperta da una cupola a spicchi inglobata nel tetto a piramide che esalta il rigore delle forme, tipico del romanico fiorentino.

L'esterno

La pianta dell'edificio è a forma ottagonale e ogni faccia è suddivisa in nove settori. La pianta ha un diametro di 25,60 m.

Sono presenti tre liveli:

  • lesene;
  • colonne con arcate;
  • lesene leggere.

I tre livelli sono separati da trabeazioni classiche.

L'involucro esterno è rivestito, in tutto il suo perimetro, da marmi contrastanti come il bianco di Carrara e il verde di Prato.



L'interno

L'interno dell'edificio è decorato secondo gusti romani come il Pantheon con l'uso di marmi policromi.

Anche all'interno vi è una suddivisione su tre livelli:

  • la più alta è coperta dalla cupola;
  • la mediana è composta da matronei;
  • quella inferiore è composta da lesene e colonne monolitiche in granito e marmo cipollino di spoglio.

La cupola presenta dei mosaici e il pavimento dei tarsie marmorei di pregio.

Filippo Puglia


Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.





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lunedì 13 febbraio 2017

Il teatro barocco

BAROCCO



Architettura barocca




Il Teatro

Introduzione

Il seicento fu un secolo molto importante sotto molti aspetti e fu anche il periodo in cui si affermò lo spettacolo italiano e il melodramma.
Un interesse che portò ben presto alla costruzione di strutture stabili.

L'idea della struttura teatrale

Strutture ideali per il modo di esprimersi degli architetti del tempo che in queste opere trovarono il campo perfetto nel quale porre il loro ideale di progetto.
I teatri costruiti in questo periodo trasformarono radicalmente le rappresentazioni artistiche e contribuirono anche a porre le basi per il teatro moderno.

Nel seicento vi furono diverse innovazioni che riguardarono principalmente la prospettiva, la musica, l'acustica e la disposizione degli spettatori; sempre in questo periodo furono introdotti i macchinari scenici e le quinte.

I Bibiena

La famiglia Bibiena ebbe un ruolo molto importante nello sviluppo del teatro apportando in esso numerose trasformazioni soprattutto in merito alla tipologia architettonica.
I Bibiena realizzarono numerosi schizzi per la costruzione di molti teatri europei: un esempio è rappresentato dal teatro di corte a Vienna costruito nel 1704.
introdussero la soluzione della pianta a “campana”: una specie di cortile d'onore coperto con palchi scalati e distribuiti su più ordini.

L'importanza della prospettiva

Gli studi barocchi sulla prospettiva portò al cambiamento del rapporto fra il palcoscenico e la platea stabilendo come miglior punto di vista il punto centrale del primo ordine di palchi, il punto in cui viene posizionata la “loggia reale” ornata con decorazioni preziose.

Giacomo Torelli

Un altro contributo importante venne dato da Giacomo Torelli (1608-1678); un teorico della prospettiva teatrale, il quale apportò nuove tecniche che potessero dare ulteriori effetti alle rappresentazioni, come le quinte laterali mobili in modo da facilitare i cambiamenti di scena.


Studio sul barocco

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Filippo Puglia


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domenica 12 febbraio 2017

L'idea di spazio e la ville Radieuse di Le Corbusier

LE CORBUSIER



La Ville Radieuse
1928-1946

Introduzione

Nei capitoli precedenti abbiamo avuto modo di comprendere cos'è lo spazio nelle varie discipline, ma soprattutto abbiamo avuto modo di conoscere l'elemento spazio nella progettazione architettonica e urbanistica.
I precedenti argomenti che abbiamo trattato sono:

  • il planovolumetrico;
  • il vuotometrico;
  • la ville Contemporaine di Le Corbusier.

In questo capitolo tratteremo l'evoluzione dell'idea progettuale di Le Corbusier con la ville Radieuse e il suo vassoio verde.

La ville Radieuse

La Ville Radieuse è un blocco à redent, ossia una fascia continua di residenza in linea, adatto alla produzione di massa.
Quindi Le Corbusier abbandona l'idea di Immeuble-Villa o blocco perimetrale, pensato per una classe di élite, per passare a una forma di edilizia che pone al centro l'uomo comune.
La Ville Radieuse, basata sul boulevard à redans di Eugène Hénard, consiste in una serie di case a schiera continua; la particolarità della schiera è il prospetto di ogni casa che non è allineato a quello delle case adiacenti, sì da creare un alternarsi ritmico di sporgenze e rientranze lungo la schiera delle abitazioni.
Mentre la casa della Ville Radieuse era indirizzata verso degli standard quantitativi ed economici per una produzione in serie, l’Immeuble-Villa era un'unità autonoma concepita per una classe più esigente e quindi dotata di comfort, qualità e giardino pensile.
Nell'Immeuble-Villa vi era, infatti, una vasta terrazza a giardino e un soggiorno a doppia altezza.

La casa della Ville Radieuse era un appartamento flessibile su un solo piano che valorizzava ogni centimetro di spazio disponibile, con le pareti divisorie molto sottili e inadeguate per la protezione acustica.
Gli ambienti di servizio come la cucina e i bagni erano ridotti al minimo e tutte le unità erano fornite di tramezzi scorrevoli in modo da poter trasformare gli ambienti a seconda delle situazioni.
Infatti, quando questi tramezzi venivano chiusi formavano le camere da letto, mentre viceversa rendevano l'ambiente, in continuazione con il soggiorno, più ampio e vivibile. Degli espedienti simili a quelli di un wagon-lit in modo da poter sfruttare lo spazio in ogni sua parte; una tipologia abitativa ideata per una civiltà della macchina.
Infatti, Le Corbusier pensava a una produzione in serie, così come le automobili e le produzioni industriali di elementi di arredo.

Tuttavia questa sua ricerca ebbe delle evoluzioni interessanti sia dal punto di vista dell'unità abitativa sia dal punto di vista urbanistico.
Un' evoluzione che prese spunto dall'esposizione russa dei prototipi residenziali del 1927, nella quale ebbe modo di vedere le unità duplex a incastro e la città lineare.
Idee che ben presto furono visibili nelle sue opere e che possiamo vedere nella sezione tipo dell'Unité d'Habitation e nella Cité Industrielle.

Idee che portarono a delle trasformazioni significative nel modo di concepire la città della civiltà della macchina come a esempio la città lineare di Milyutin, pensata in fasce parallele, il cui principio fondamentale era costituito dalla zonizzazione.
Le Corbusier evolve così la sua idea primaria di città gerarchica, rappresentata dalla Ville Contemporaine del 1922, a quella aclassista Ville Radieuse del 1930, passando quindi dalla città centralizzata alla città senza limiti.

Nella sua Ville Radieuse, Le Corbusier aveva diviso le fasce a seconda degli usi:

  1. città satelliti per l'istruzione;
  2. zona degli affari;
  3. zona dei trasporti;
  4. zona degli alberghi e delle ambasciate;
  5. zona residenziale;
  6. zona verde;
  7. zona dell'industria leggera;
  8. depositi;
  9. industria pesante.

Inoltre la Ville Radieuse portò il concetto di città aperta alla sua logica conclusione: infatti la sezione trasversale della città mostra come tutte le costruzioni siano sopraelevate rispetto al terreno.
In questo modo, ossia elevando tutti gli edifici su pilotis, la superficie del terreno diventa un parco continuo, il cosiddetto vassoio verde.

La ville Radieuse, costituita da elementi come il curtain-wall a vetri, chiamato anche pan-verre, come il parco continuo o vassoio verde e i giardini pensili, forniva le gioie essenziali date dal sole, dallo spazio e dal verde.
La Ville Radieuse non fu mai realizzata ma il modello evolutivo di quest'idea fu di vasta portata, infatti, possiamo trovare elementi come l'organizzazione spaziale nel piano di Chandigarh del 1950 di Le Corbusier e del piano di Lucio Costa per Brasilia nel 1957.


Bibliografia:
Aa.Vv. Le Corbusier, Ouvre complete, Hoepli
A. Petrilli, L'urbanistica di Le Corbusier, 2006.
Hans Girsberger e Willy Boesiger, Le Corbusier 1910-65, Zanichelli
Le Corbusier, L'Urbanistica, Il saggiatore
Kenneth Frampton, Storia dell'architettura moderna, Zanichelli
L.Benevolo, Storia dell'architettura moderna, Laterza
Studio sullo spazio e il tempo



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