sabato 25 febbraio 2017

Le origini e la scuola poetica siciliana: l'unico testo originale

SCUOLA POETICA SICILIANA



Stefano Protonotaro

PIR MEU CORI ALLIGRARI”

Introduzione

Con questa poesia iniziamo un percorso letterario che ci porta a conoscere le origini della lingua italiana, inaugurando così la rubrica letteraria del blog.
Il testo che vi presento è tratto dal sito di “Letteratura italiana”.

«Pir meu cori alligrari»

Si tratta dell'unico testo dei poeti della scuola siciliana giunto sino a noi nella forma originale, senza cioè le correzioni apportate dai copisti toscani, dunque al valore letterario si aggiunge quello propriamente storico-linguistico che ci permette di apprezzare le notevoli differenze rispetto al "canone" fissato dalla tradizione manoscritta. La canzone contiene tutti gli elementi propri della lirica amorosa di derivazione provenzale, con il lamento del poeta che soffre a causa dell'amore non corrisposto dalla dama e la sua devozione e assoluta fedeltà alla donna, mentre interessante è il paragone tra Stefano che ammira la bellezza di lei e la tigre che, secondo i bestiari medievali, ammirava la propria immagine riflessa allo specchio scordandosi di tutto il resto.


Pir meu cori alligrari,
chi multu longiamenti
senza alligranza e joi d’amuri è statu,
mi ritornu in cantari,
ca forsi levimenti
da dimuranza turniria in usatu
di lu troppu taciri;
e quandu l’omu ha rasuni di diri,
ben di’cantari e mustrari alligranza,
ca senza dimustranza
joi siria sempri di pocu valuri:
dunca ben di’ cantar onni amaduri.

Per rallegrare il mio cuore, che è stato molto a lungo senza allegria e gioia d'amore, torno a cantare, poiché forse per il troppo tacere potrei facilmente prendere questa abitudine [di restare in silenzio]; e quando uno ha motivo di parlare, deve certo cantare e mostrare la sua allegria, in quanto la gioia sarebbe sempre di poco valore se non la si dimostrasse: dunque ogni amante deve cantare.

E si pir ben amari
cantau jujusamenti
omu chi avissi in alcun tempu amatu,
ben lu diviria fari
plui dilittusamenti
eu, chi son di tal donna inamuratu,
dundi è dulci placiri,
preju e valenza e jujusu pariri
e di billizzi cutant’abundanza
chi illu m’è pir simblanza,
quandu eu la guardu, sintir la dulzuri
chi fa la tigra in illu miraturi;




E se qualcuno che ha amato in qualunque tempo, per il fatto di aver ben amato ha cantato gioiosamente, ben più felicemente lo dovrei fare io, che sono innamorato di una donna tale per cui in essa vi è dolce piacevolezza, pregio e valore e un aspetto gioioso e una tale abbondanza di bellezza che, quando io la guardo, mi sembra di provare la dolcezza che prova la tigre [quando guarda se stessa] in uno specchio;





chi si vidi livari
multu crudilimenti
sua nuritura, chi ill’ha nutricatu:
e sì bonu li pari
mirarsi dulcimenti
dintru unu speclu chi li esti amustratu,
chi l’ublïa siguiri.
Cusì m’e dulci mia donna vidiri:
ca ’n lei guardandu met[t]u in ublïanza
tutta autra mia intindanza,
sì chi istanti mi feri sou amuri
d’un colpu chi inavanza tutisuri.

la quale si vede sottrarre molto crudelmente i suoi piccoli, che essa ha nutrito: e pure le sembra così piacevole ammirarsi dolcemente in uno specchio che le viene mostrato, che si dimentica di inseguirli. Altrettanto dolce è per me vedere la mia donna: infatti guardando lei io mi dimentico di qualunque altro pensiero, in modo tale che il suo amore mi colpisce subito con un colpo che aumenta di continuo.

Di chi eu putia sanari
multu leg[g]eramenti,
sulu chi fussi a la mia donna a gratu
m’eu sirviri e pinari;
m’eu duttu fortimenti
chi, quandu si rimembra di sou statu,
nu·lli dia displaciri.
Ma si quistu putissi adiviniri,
ch’Amori la ferissi di la lanza
chi mi fer’e mi lanza,
ben crederia guarir di mei doluri,
ca sintiramu engualimenti arduri.



E io potrei guarire da esso molto facilmente, se solo alla mia donna fossero graditi il mio servizio e le mie pene [amorose]; ma io dubito molto che, quando si ricorda della sua condizione, le siano spiacevoli. Ma se potesse succedere questo, cioè che Amore la ferisse con la stessa lancia che mi ferisce e mi strazia, credo che guarirei certo dei miei dolori, poiché sentiremmo l'ardore [d'amore] in egual misura.





Purrïami laudari
d’Amori bonamenti
com’omu da lui beni ammiritatu;
ma beni è da blasmari
Amur virasimenti
quandu illu dà favur da l’unu latu
e l’autru fa languiri:
chi si l’amanti nun sa suffiriri,
disia d’amari e perdi sua speranza.
Ma eu suf[f]ru in usanza,
ca ho vistu adess’a bon suffirituri
vinciri prova et aquistari unuri. 
 
[In tal caso] Potrei lodare l'amore schiettamente, come uno che è da lui ben ricompensato; ma l'Amore è invece da biasimare fortemente quando esso dà il suo favore solo a uno dei due amanti, mentre fa soffrire l'altro: poiché se l'amante non sa sopportare, desidera amare e perde ogni speranza. Ma io sopporto per abitudine, in quanto ho visto sempre che se uno sopporta bene alla fine vince la prova e acquista onore.

E si pir suffiriri
ni per amar lïalmenti e timiri
omu acquistau d’amur gran beninanza,
dig[i]u avir confurtanza
eu, chi amu e timu e servi[vi] a tutturi
cilatamenti plu[i] chi autru amaduri.

E se sopportando e amando lealmente e temendo [di non esser ricambiato] qualcuno ha ottenuto grande premio d'amore, io devo confortarmi poiché vi amo, vi temo e vi servo ogni momento in modo nascosto, più che qualunque altro amante.

Interpretazione complessiva

Metro: canzone formata da cinque stanze di dodici versi ciascuna (endecasillabi e settenari), con schema della rima abCabCdDEeFF, e un congedo di sei versi (rima dDEeFF, corrispondente alla sirima). Le stanze 1-2 e 5-6 sono capfinidas (amaduri / amari; suffirituri / suffiriri).
La lingua è il volgare siciliano (unico esempio della scuola giuntoci senza le correzioni dei copisti), come risulta soprattutto dalle terminazioni in -i (v. 1, "alligrari"; v. 2, "longiamenti"; v. 11 "valuri", ecc.) e in -u (v. 1, "meu"; v. 2, "multu"; v. 7 "lu troppu", ecc.). Sono presenti anche provenzalismi (v. 3, "joi"; v. 6, "dimuranza"; v. 19, "placiri" da plazer) e francesismi (v. 22, "m’è pir simblanza", da il me semble; v. 36, "tutisuri" da totes hores, "sempre").
La lirica è un lamento d'amore del poeta, che ama fedelmente una donna di condizione sociale superiore ma non è ricambiato, dunque descrive la gioia del sentimento provato e, al contempo, la pena di non essere corrisposto. Stefano riprende alcuni temi tipici della poesia trobadorica, come la corrispondenza tra gioia d'amore e canto (chi ama ed è felice non può fare a meno di esprimerlo in versi), il lungo silenzio rotto dall'espressione poetica, l'assoluta fedeltà alla donna e la speranza di "vincere la prova" sopportando con devozione le sofferenze amorose, infine la segretezza del sentimento (l'uomo ama e serve la donna cilatamenti, di nascosto, per non danneggiare la sua reputazione con le chiacchiere dei malparlieri). Al v. 42 l'autore ipotizza che la dama non lo corrisponda per riguardo al proprio statu, alla più alta condizione sociale, il che rispecchia la tipica situazione della lirica provenzale (il cavaliere-poeta che ama e serve una donna nobile, spesso la moglie del proprio signore).
Il paragone tra il poeta e la tigre (vv. 24-31) si spiega alla luce dei bestiari medievali, in cui si suggeriva ai cacciatori di usare degli specchi per distrarre la tigre e indurla ad ammirare la propria immagine riflessa affinché dimenticasse di proteggere la propria prole, proprio come Stefano che ammira la bellezza della donna e dimentica ogni altro pensiero (il motivo ricorre anche in una canzone del poeta provenzale Rigaut de Barbezilh, fine XII sec.). Anche Giacomo da Lentini ammira l'immagine dipinta della donna amata nella canzonetta Meravigliosamente.


Interamente tratto da Letteratura italiana

link:
Letteratura italiana

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venerdì 24 febbraio 2017

Quali sono le tipologie di pannelli esistenti sul mercato?

PANNELLI SOLARI FOTOVOLTAICI



Introduzione

Abbiamo visto come funziona, quanto costa e quanto produce un impianto fotovoltaico; quanto può essere importante per l'ambiente e per l'economia familiare. È anche di fondamentale importanza, prima di intraprendere un investimento, comprendere gli elementi che compongono un impianto fotovoltaico.
In questo capitolo tratteremo i tipi di pannelli solari fotovoltaici.

Tipi di pannelli

La ricerca è in continua evoluzione affinché si possa trovare delle soluzioni sempre più all'avanguardia per realizzare dei pannelli ancor più efficienti per la conversione dell'energia solare in energia elettrica.

Esistono infatti molti tipi di pannelli solari, ma i più utilizzati sono solo quattro:

  • pannelli fotovoltaici monocristallini;
  • pannelli fotovoltaici policristallini;
  • pannelli fotovoltaici a film sottile;
  • pannelli fotovoltaici a concentrazione.

Questi sono i tipi di pannelli fotovoltaici presenti sul mercato.
Vediamo ora quali sono le caratteristiche di ogni singolo pannello, per quali impianti possono essere utilizzati.

Caratteristiche

Pannelli fotovoltaici monocristallini

Il pannello fotovoltaico monocristallino è formato da una lastra rigida costituita da circa 30 – 70 celle fotovoltaiche assemblate e ricoperte da un vetro protettivo e da una cornice esterna in alluminio.
Questo tipo di pannello lavora moto bene se i raggi solari cadono in maniera perpendicolare.
Il pannello fotovoltaico monocristallino è quello che ha un'efficienza maggiore poiché ottiene dal 15 al 20% di efficienza e per produrre 1 Kw ha bisogno di circa 6 metri quadrati.
Questo modulo ha una durata di circa 25 anni con una perdita dell'1% all'anno.
È la tipologia di pannelli più costosa esistente sul mercato e viene utilizzata quando le condizioni dell'irraggiamento sono ottimali e si vuole sfruttare al massimo tutta la superficie disponibile.

Pannelli fotovoltaici policristallini

Anche questo pannello è formato da una lastra rigida costituita da circa 30 – 70 celle fotovoltaiche assemblate e ricoperte da un vetro protettivo e da una cornice esterna in alluminio.
Questo tipo di pannello è leggermente meno efficiente, circa il 13%, e ha bisogno di una superficie maggiore, infatti per poter produrre 1 Kw di potenza ha bisogno di circa 8 mq di superficie.
Ha una resa ottimale se i raggi solari cadono in maniera perpendicolare, così come il monocristallino.
È più economico del predente ed ha una durata di almeno 25 anni con una perdita dell'1% all'anno.


Pannelli fotovoltaici a film sottile

Questo tipo di pannello è quello che ha un'efficienza minore, circa il 6% ed ha bisogno di una superficie di gran lunga superiore per poter produrre 1 Kw di potenza, circa 20 mq.
Questo tipo di pannello, tuttavia, sta avendo un'alta diffusione sul mercato per via della sua versatilità di utilizzo e per i costi di produzione minori rispetto alle altre tipologie.
Grazie alla sua flessibilità questo pannello può essere adattato a qualsiasi tipo di struttura, inoltre considerando che lavora bene con la luce diffusa e con alte temperature, può essere impiegato anche in verticale come rivestimento di facciate e vetrate.


Pannelli fotovoltaici per impianti a concentrazione

Questa è una tipologia di pannelli innovativa e ancor più efficiente, sono costruiti per convogliare i raggi emanati dal sole in un unica cella fotovoltaica, attraverso l'utilizzo di specchi o lenti; spesso questi impianti sono dotati anche di sistemi a inseguimento, questo significa che il pannello si orienta automaticamente andando a cercare l'irraggiamento maggiore.
L'efficienza di questa tipologia si aggira a valori molto elevati e superiori al 30-40% utilizzando una superficie minore ai 3 mq per la produzione di 1 Kw di potenza.
Sono anche i pannelli più costosi e utilizzati soprattutto per centrali solari.


Differenze

La differenza, come abbiamo visto nella descrizione dei tipi di pannelli, sta nell'efficienza. Questo non vuol dire maggiore o minore qualità, ma semplicemente il rapporto tra produzione e superficie occupata.
In conclusione possiamo dire che dovrebbero essere scelti i pannelli a seconda della superficie disponibile, del tipo di struttura e della produzione che si vuole ottenere.

Link:
GSE
Documenti scaricabili:
Documento programmatico 2017 - detrazioni fiscali


Architettura ecosostenibile


Studio sulle energie rinnovabili

Filippo Puglia

Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.






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lunedì 20 febbraio 2017

Il barocco e le arti figurative del seicento

BAROCCO



Arti figurative

Pur essendo uno stile prettamente architettonico, anche nelle arti figurative si possono notare degli elementi barocchi specialmente quando vengono rappresentate delle immagini architettoniche o urbanistiche.

Sia la pittura che la scultura, quando collaborano per creare uno spazio illusionistico e scenografico, acquistano il loro carattere barocco.
Effettivamente è possibile ammirare la pittura barocca nei grandi affreschi, mentre per quanto concerne la scultura è possibile trovarla nei monumenti urbani.

La pittura barocca trova la sua collocazione deale con opere originali nella decorazione delle volte, perché in queste zone potevano essere creati degli effetti illusionistici spettacolari.

Modelli raffigurativi
Volta della cappella Sistina di Michelangelo

Vi sono comunque due modelli di decorazione delle volte:
  • Michelangelo
    cappella Sistina:
  • qui l'artista realizza le immagini come quadri tradizionali solo che la loro disposizione non è verticale, ma in orizzontale.
  • Modello generale barocco:
    Gloria di Sant'Ignazio di A. Pozzo
    i pittori barocchi, invece, concepivano le immagini come se fossero viste dal basso verso l'alto, in modo da creare l'effetto illusionistico eliminando visivamente il soffitto, lasciando il posto allo spazio virtuale creato dall'affresco.
In questo secondo modello venivano accentuati gli effetti di scorcio e la costruzione prospettica dello spazio.



Differenze prospettiche tra rinascimento e barocco

Città ideale di Piero della Francesca

La prospettiva è uno dei motivi che differenzia i pittori rinascimentali dai pittori barocchi:
  • mentre i pittori rinascimentali utilizzavano la prospettiva per rendere chiaro e razionale lo spazio rappresentato;


  • i pittori barocchi usavano la prospettiva per ingannare l'occhio facendo vedere spazi inesistenti.

Correnti artistiche del seicento

Il Cristo di Caravaggio

Il seicento tuttavia non è caratterizzato solo dallo stile barocco: esistono infatti altre due correnti molto importanti.
  • Il realismo:
    di cui Caravaggio è il maggiore esponente;

  • il classicismo carraccesco.





Nicolas Poussin: il ratto delle Sabine
Della prima corrente, il realismo,
i più grandi interpreti furono Rembrandt, Vermeer e Velazquez.

Del classicismo,
i più grandi furono Nicolas Poussin e Claude Lorrain.

In sintesi possiamo dire che l'arte del seicento si divide tra la ricerca del vero con il realismo, la ricerca dell'idea con il classicismo e infine la ricerca dell'artificio con il barocco.


La scultura

Fontana dei quattro fiumi - Bernini
Anche la scultura si divide in queste tre correnti fondamentali, ma trova la sua più naturale collocazione nel barocco grazie alle sue capacità di legarsi con gli spazi architettonici e urbanistici.
Uno dei più grandi interpreti, con i suoi grandi monumenti, gli effetti teatrali e scenografici, fu Gian Lorenzo Bernini.





Studio sul barocco

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domenica 19 febbraio 2017

La marcia di Anna Rita SIDOTI ricomincia da PATTI!

Anna Rita SIDOTI 

Una storia semplice 

di 
Giuseppe Garau 

 La marcia di Anna Rita Sidoti continua nei cinema di tutta Italia! Scopri le date qui: bit.ly/cinema_unastoriasemplice

A MARZO
 UNA STORIA SEMPLICE 
 AL CINEMA 
 
Ecco le proiezioni-evento in tutta Italia, prenotatevi online nella vostra città:
 bit.ly/cinema_unastoriasemplice

 
Promosso da UNA STORIA SEMPLICE

Giovedì 23 marzo 2017 ore 20.45

Comunale B. Joppolo - Sala unica, Via Trieste 41, 98066, Patti (ME), Patti (Messina)

La marcia di Anna Rita Sidoti ricomincia da Patti per arrivare nei cinema di tutta Italia! Campionessa, atleta, marciatrice e donna a tutto tondo. Un vero e proprio esempio per gli altri. Simbolo e, allo stesso tempo, patrimonio personale della propria famiglia. “Una storia semplice” è la storia di Anna Rita Sidoti, marciatrice italiana, campionessa Mondiale e Europea. Lei, lo scricciolo d’oro che conquista tutti: sulla pista e fuori. È proprio la marcia il filo rosso che unisce questo documentario alla vita di una regione, alla storia di uno sport. “Una storia semplice” è la strada di Anna Rita raccontata passo dopo passo, tra trionfi, risate e soddisfazioni professionali e personali. Alla proiezione saranno presenti il regista, l'autore, Pietro Strino, Salvatore Coletta, Bianca Sidoti e altri ospiti che hanno conosciuto la campionessa. Se vuoi vedere “Una storia semplice”, il documentario sullo scricciolo d’oro della marcia italiana prenota il tuo biglietto online. Ci aiuterai a confermare l'evento.

UNA STORIA SEMPLICE
(Anna Rita Sidoti, lo scricciolo d’oro della marcia italiana)

DOCUMENTARIO - 2017, 51 minuti

REGIA Giuseppe Garau 
 
Digitale - in versione italiana 

 
Caldo, asfalto, una statale che corre lungo la costa della Sicilia. Provincia di Messina. C’è una donna che cammina. Avanti e indietro lungo la 113, due corsie che collegano Patti e Gioiosa Marea. All’inizio chi le passa affianco urla qualcosa in dialetto. Poi, la riconoscono. È Anna Rita Sidoti. È chidda chi cammina, quella che cammina. Quella che da queste parti è una leggenda. E non solo da queste parti. Campionessa, atleta, marciatrice. Sul tetto del mondo, con l’oro attorno. Donna, madre, studentessa. Moglie, amica, compagna. Siciliana, italiana, di tutti. Simbolo e, allo stesso tempo, patrimonio personale della propria famiglia. Una storia semplice è la storia di Anna Rita Sidoti, marciatrice italiana, campionessa Mondiale e Europea. Uno “scricciolo d’oro” come l’ha definita Candido Cannavò, direttore storico della Gazzetta dello Sport. Una donna dalla generosità e dalla tenacia incredibile, come la definisce chi l’ha conosciuta. Un’amica e una mamma sorridente, generosa, altruista, determinata. In tutte le situazioni della vita: durante le gare, negli allenamenti, nei ritiri di oltre 200 giorni l’anno. Nella maternità. nell’amore per la propria terra. Nella malattia. Un viaggio, una vera e propria marcia all’interno della sua vita con testimonianze di amici, familiari, ex compagne e allenatori. La strada di Anna Rita Sidoti raccontata passo dopo passo. In tutte le sfaccettature di una donna che ha lasciato un segno in coloro che l’hanno incontrata. Tra trofei, sorrisi, soddisfazioni professionali e personali. In Sicilia, in Italia e nel mondo. 

Un film di Giuseppe Garau e Goffredo d’Onofrio 

Link:


 Patti 24.03.2017
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