sabato 18 marzo 2017

Il castello di Milazzo

CASTELLO DI MILAZZO



Introduzione

In Sicilia esistono diverse tipologie di castelli, costruiti in diverse epoche storiche o ampliati e modificati dalle dominazioni successive.
Abbiamo già visto il castello di Montalbano Elicona, cittadina sita sui monti Nebrodi, in provincia di Messina.
In questo post parleremo del castello di Milazzo, il più grande castello della Sicilia.
Milazzo è una delle più importanti città della provincia di Messina, sita sulla costa nord-orientale della Sicilia, rappresenta un importante porto di collegamento con le Isole Eolie.

Cenni storici

Il castello sorge su un altopiano già luogo di precedenti insediamenti abitativi dei greci e poi di romani, bizantini e musulmani.
Si estende per oltre sette ettari di superficie con circa quattordicimila metri quadri di superficie coperta.

Il Mastio, ossia l'edificio dominante, fu eretto tra l'XI e il XII secolo dai Normanni e poi ampliato dagli Svevi.
Con l'arrivo degli Svevi e soprattutto grazie alla costante presenza di Federico II in Sicilia, l'isola crebbe in cultura e in strutture militari; così anche Milazzo con il suo castello si affermò come avamposto militare con la costruzione della prima cinta muraria.

Con l'avvento degli Aragonesi, avvenuto nella seconda metà del '400, il castello venne adeguato alle nuove necessità di battaglia con la costruzione della seconda cinta muraria per difendere meglio la fortezza dalle nuove armi da fuoco.

Nel '500 la dominazione spagnola accrebbe la propria importanza militare nel Mediterraneo e anche il castello divenne ancora più importante nelle strategie militari degli Spagnoli, i quali costruirono la terza cinta muraria che racchiude il vecchio abitato medievale.

Tra il '600 e il '700 all'interno della cittadella vi erano il Duomo, il Palazzo dei Giurati (casa de la Ciudad) e altri palazzi privati.
La cinta muraria spagnola sovrasta la città di Milazzo mostrando due rivellini e due bastioni:

  • bastione di Santa Maria;
  • bastione delle isole.

Successivamente vi furono gli Austriaci, i Borboni di Napoli e gli Inglesi, ma il complesso non ha subito importanti trasformazioni.
Dal 1880 al 1959, in gran parte sotto il regno dei Savoia, il castello è stato adibito a carcere; in questo periodo sono state apportate importanti modifiche che hanno alterato la struttura originaria.

Il castello

L’ingresso del castello si trova nella parte bassa della cittadella fortificata attraverso l'imponente cinta spagnola e sotto il baluardo di Santa Maria.

Della chiesa, costruita nel 1527 e abbattuta nel 1568 per costruire il bastione, rimangono alcune strutture tra cui l'arco di trionfo.

L'ingresso veniva chiamato delle tre porte poiché questo era il numero delle porte che chiudevano l'accesso al castello dopo il ponte levatoio.
La prima porta risale alla fine del '700; la porta successiva, quella che si apre nelle alte mura, ospitava il ponte levatoio.
In alto vi sono delle caditoie o piombatoi che servivano per il getto di materiali in difesa e contro gli assalitori.
La cinta muraria spagnola si estende da sud-ovest a nord-ovest con gli imponenti bastioni di Santa Maria e delle isole. La costruzione di questa cinta muraria venne iniziata nel 1529 dall'imperatore Carlo V di Spagna e dal vicerè di Sicilia il duca Ettore Pignatelli e ultimata nel 1575.
La cinta si compone di due robuste muraglie parallele unite da una grande volta a botte.
All'interno furono ricavate cisterne, magazzini, stalle, carceri e accessi per passaggi sotterranei.
Quest'opera rappresenta l'esempio più importante delle fortificazioni in Sicilia grazie alla presenza dei merloni, piombatoi, casematte per il basso e il tiro incrociato dei cannoni.


I Castelli

Filippo Puglia


Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.

















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venerdì 17 marzo 2017

L'architettura e le sue proporzioni

LE PROPORZIONI IN ARCHITETTURA


Introduzione

La progettazione architettonica è un complesso sistema di regole e leggi che l’architetto deve conoscere prima di applicarsi nel disegno e nella costruzione, poiché non basta il talento senza la scienza e non basta la scienza senza il talento.

Le proporzioni delle singole parti e la simmetria possono sembrare delle parole o dei concetti di difficile comprensione, ma come vedremo sono elementi fondamentali nella progettazione. Elementi che si trovano anche in natura e negli esseri viventi.

Sin dai tempi antichi l’uomo si è posto il problema delle proporzioni nelle sue costruzioni e tanti sono stati gli studi effettuati da molti architetti.

Tuttavia, ancor oggi, spesso si tralasciano questi studi per far spazio al caos progettuale, alla libera interpretazione grafica e costruttiva degli edifici.
Caos che deriva non solo da architetti superficiali ma anche da professionisti abili in altri settori affini alla progettazione architettonica, che si prestano al disegno architettonico.
Un problema confusionale esistente soprattutto in Italia.

Questo studio però non vuole scendere in polemiche inutili ma vuol essere un contributo alla conoscenza di metodi progettuali utilizzati in passato.
Andremo a vedere infatti gli studi che sono stati fatti dai grandi maestri del passato.

Cenni storici

La proporzione, intesa come distribuzione armonica delle parti o rispetto a tutto l'insieme, è diversa a seconda delle civiltà, poiché in ognuna di esse cambia l’unità di misura.

Gli Egizi a esempio utilizzavano le costellazioni e la volta celeste come termine di confronto per le proprie opere.

I Greci si basavano sull’idea del modulo attraverso l’uso di un elemento unitario, l’ordine architettonico.

L’ordine architettonico è inteso come sequenza di elementi quali:
  • basamento;
  • colonna;
  • capitello;
  • trabeazione.
Il loro proporzionamento era definito da leggi fisse.

I Romani utilizzavano come canone il rapporto tra le forme geometriche e gli elementi strutturali.

Nel rinascimento le proporzioni nella progettazione architettonica degli spazi erano generalmente regolati dall’uso della prospettiva, dell’insieme strutturale e del particolare attraverso l’applicazione della teoria della divina proporzione.

In altri periodi, come a esempio nel barocco, le espressioni artistiche basate sul concetto rinascimentale vennero reinterpretate con complesse soluzioni geometriche.

Nel ventesimo secolo i concetti tradizionali di simmetria, staticità e monumentalità sono stati rifiutati per far posto al “tempo”, inteso come fattore di lettura estetica.

Le proporzioni

Cattedrale di Chartres
Nell’architettura classica la progettazione dei templi è basata sulla simmetria:

  • la simmetria nasce dalla proporzione;
  • la proporzione consiste nel rapporto tra le singole parti dell’opera architettonica e con l’insieme.

Il rapporto è basato su un modulo fisso, il quale consente di applicare il metodo della simmetria.

Quando si progetta, l’architetto si trova davanti a molteplici problematiche che deve risolvere già nella fase progettuale. Queste problematiche sono rappresentate in primo luogo da:

  • stabilità;
  • resistenza;
  • estetica.

Tempio malatestiano
Secondo il Vitruvio, nel suo trattato De Architectura, “la simmetria è un accordo uniforme tra membri della medesima opera, ed una corrispondenza di ciascuno de’ medesimi, presi separatamente, a tutta la figura intiera, secondo le proporzioni che le compete; siccome nel corpo umano vi è simmetria tra il braccio, il piede, il palmo, il dito e tutte le altre parti: così addiviene in ogni opera perfetta”.

Da questo si può dire che le proporzioni in architettura sono rappresentati dall’equilibrio dei rapporti tra gli elementi di un edificio e dall’equilibrio delle relazioni tra i singoli elementi e con l’insieme.

L’edificio è rappresentato dai seguenti elementi:

  • volumi;
  • pieni e vuoti;
  • strutture;
  • aperture;
  • particolari architettonici.

Elementi che definiscono lo spazio architettonico secondo un’unità di misura.

Il rapporto tra le singole parti è metrico ed è regolato dalla geometria euclidea attraverso l’uso di un modulo o di una figura.

Dobbiamo infatti comprendere che la proporzione è un concetto matematico applicato alle arti e all’architettura tramite due importanti considerazioni:

  • nella progettazione architettonica così come nelle arti figurative vi è la necessità di porre delle normative tecniche conseguenti alla scelta di forme conoscibili e che possono essere costruite scientificamente. Queste forme sono soprattutto geometriche e quindi seguono delle leggi estranee all’arte.
  • La constatazione che le proporzioni e quindi anche le simmetrie esistono in natura e negli esseri viventi.

Il rilevamento di queste leggi può essere fatto semplicemente attraverso l’osservazione e se l’osservazione porta a conoscere la presenza delle proporzioni, la sua definizione appartiene alla matematica.

In conclusione possiamo dire che grazie alle regole matematiche applicate all’arte e all’architettura possiamo dare equilibrio alle nostre opere sia sotto l’aspetto funzionale che estetico.

Studio sulle proporzioni in architettura

Filippo Puglia


Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.





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mercoledì 15 marzo 2017

Le origini della scuola siciliana


SCUOLA POETICA SICILIANA


Introduzione

Federico II di Svevia
L’obiettivo principe di questo studio è conoscere e comprendere un periodo storico particolarmente florido e importante per la Sicilia, un periodo di arte e cultura in cui i popoli che dominarono l’isola non sottomisero gli indigeni, ma li resero partecipi delle loro idee e dei loro progetti.
Quest’epoca storica ebbe inizio con l’arrivo degli Arabi, che grazie alle loro conoscenze, associate alle maestranze dei Sicelioti, diedero vita a monumenti e opere caratteristici e portarono metodi di lavorazione innovativi sia nella pesca sia nell’agricoltura.

Agli Arabi successero i Normanni, anche loro portatori di benessere e ricchezza con l’arte e la cultura. Questo popolo seppe creare un clima pacifico tra le varie etnie che vivevano nell’isola attraverso la collaborazione e la partecipazione al progetto del regno: un segno evidente di integrazione razziale.

Dai Normanni si passò agli Svevi e i risultati furono ancora più floridi sotto tutti i punti di vista.

L’idea di questo studio è quella di scoprire le caratteristiche del movimento letterario che diede vita all’unificazione della lingua italiana.
Andremo a conoscere le caratteristiche generali della scuola, lo stile e il linguaggio attraverso un’analisi dei temi e della metrica.

Le origini

Castel del Monte
Dai documenti ufficiali si evince che la scuola poetica siciliana è la prima forma di letteratura laica in Italia e il suo promotore fu l’imperatore Federico II di Svevia.

Federico II di Svevia nasce a Jesi il 26 novembre 1194 dall’imperatore Enrico VI di Hohenstaufen e da Costanza d’Altavilla, erede della corona normanna in Sicilia.
Dopo la morte del padre, avvenuta tre anni dopo la sua nascita, Federico è affidato alla tutela del papa Innocenzo III, da cui riceve una grande educazione culturale oltre alla corona di Imperatore nel 1211.
Successivamente, con il papa Gregorio IX i rapporti tra la Chiesa e l’Impero si incrinano fino ad arrivare a un vero e proprio conflitto.
Nel 1227, infatti, il papa Gregorio IX scomunica Federico per i suoi continui rinvii della partenza per la crociata.
A questo punto Federico II decide di partire per la Terrasanta per conto suo e conquista la corona di re di Gerusalemme senza affrontare alcun conflitto ma mettendosi d’accordo con gli islamici. Al suo ritorno affronta in battaglia l’esercito del papa sconfiggendolo e ottenendo l’armistizio con il trattato di San Germano nel 1230.
A questi fatti segue un periodo di relativa calma, durante il quale Federico II si dedica alla vita amministrativa del Regno e allo sviluppo delle scienze e della cultura.

L’operato di Federico II si distingue nell’attività amministrativa del Regno; egli infatti emana le “Costitutiones Regni utriusque Siciliae” meglio conosciute come “Costituzioni melfitane”.
Con l’emanazione di queste Costituzioni lo Stato siciliano viene considerato il primo Stato moderno d’Europa.

Castello Ursino
Federico II era un uomo molto colto e i suoi interessi miravano alle questioni filosofiche, alla geografia, alle scienze naturali, alla matematica e alla fisica.
Nella sua persona inoltre si riscontravano molte culture, da quella tedesca proveniente dal padre a quella francese della madre, ma anche latina, greca, araba fino a quella volgare italiana; infatti si suppone che egli conoscesse ben nove lingue e sicuramente gli anni vissuti sotto la tutela del papa Innocenzo II furono molto importanti per la crescita culturale dell’imperatore, che era soprannominato “Stupor Mundi”.

Una delle opere importanti che l’imperatore portò a termine fu quella iniziata dal nonno Ruggero II d’Altavilla, il quale aveva mostrato interessi scientifici e aveva chiamato presso la sua corte intellettuali e artisti provenienti da ogni parte del mondo, in modo da utilizzare il loro sapere per il bene del regno.

Così Federico II continuò il percorso del nonno riunendo nella sua Magna curia i più grandi scienziati, filosofi e giuristi del tempo e fondando l’Università di Napoli e la scuola di Medicina di Salerno.

Università di Napoli
Riuscì a far incontrare le culture arabe, latine e bizantine, introducendo la filosofia araba in Italia.
Federico II diede inizio alla letteratura italiana creando quelle condizioni politico-culturali necessarie allo sviluppo della scuola siciliana con i primi esperimenti poetici.

Federico II creò le condizioni strettamente necessarie per un ambiente culturale laico e raffinato, che aveva nella lingua latina (la lingua delle cancellerie e degli affari internazionali) e nelle scienze naturali il proprio punto di forza, andando per questo in opposizione alla Chiesa.
La poesia in questo contesto rivestiva un ruolo importante ed era l’espressione dell’èlite nell’esibizione del proprio prestigio.

Scuola poetica siciliana

Link:

Filippo Puglia


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martedì 14 marzo 2017

La Vucciria di Renato Guttuso

RENATO GUTTUSO

La Vucciria

1974
olio su tela
300 x 300 cm

Palazzo Chiaramonte-Steri

Introduzione

Fotografia di Angelo Trapani
Prima di descrivere l’opera più importante di Renato Guttuso divenuta simbolo della città di Palermo, dobbiamo sicuramente conoscere il significato della parola vucciria e le origini di uno dei mercati storici palermitani.
Questo studio ci vuole portare a conoscere uno degli artisti più importanti della Sicilia e del panorama mondiale, un artista che grazie ai suoi colori brillanti riuscì a far vivere le sue nature morte.

Etimologia e significato

La parola vucciria deriva dal francese boucherie, che significa macelleria. Inizialmente la parola francese venne tradotta in bucceria e anticamente il mercato veniva chiamato “La bucciria grande”.
Successivamente la parola venne trasformata in vucciria, che significa confusione.
Nell’ultimo periodo il mercato era infatti caratterizzato dalle grida dei commercianti, chiamati abbanniaturi, e dalle molteplici voci che si accavallavano.

Posizione

Il mercato della Vucciria si estendeva tra il Cassaro (Corso Vittorio Emanuele), la via Cassari, piazza Garaffello, la via Argenteria, piazza Caracciolo e la via Maccheronai, tra la via Roma e la Cala, all’interno del mandamento Castellammare.

Il Mercato

Dall'Archivio storico Palermo
La Vucciria era uno dei mercati più antichi di Palermo, nato in epoca araba come residenza preferita dei mercanti orientali, pisani, genovesi, veneziani e amalfitani, perché si trovava vicino allo storico porto fenicio la Cala.
Ai tempi la Vucciria era uno dei luoghi più importanti e frequentati della città; il cuore delle attività commerciali, che aveva il suo centro tra la piazza Caracciolo e la piazza Garaffello (quest’ultima prese il nome dalla fontana qui collocata nel 1591; anticamente era chiamata “Loggia dei Catalani”).
Intorno a queste piazze vi erano le logge dei mercanti stranieri che esponevano le loro merci e quelle degli artigiani, come testimoniano il nome delle attuali vie:

  • via Argenteria nuova e vecchia: vi erano le botteghe di orafi e argentieri (XVII e XVIII secolo);
  • via Cassari: vi erano i fabbricanti di casse, remi e scale a pioli;
  • via Maccheronai: vi erano le donne che preparavano a mano varie specie di pasta;
  • via Formai: vi erano gli artigiani che realizzavano forme per le scarpe;
  • Via Calzolai: vi erano i calzolai;
  • via Chiavettieri: vi erano i laboratori degli artigiani delle chiavi;
  • via Coltellieri: vi erano gli artigiani dei coltelli;
  • via dei Tintori: vi erano gli artigiani che tingevano tessuti e altro;
  • via Materassai: vi erano gli artigiani dei materassi.

Piazza Caracciolo disegnata dal Marchese Villabianca
In epoca angioina fu costruito un macello e venne chiamato bucciria grande, perché si vendeva solo carne.

Da mercato della carne divenne ben presto un mercato misto dove si vendeva anche frutta, verdura e pesce. Il mercato del pesce divenne quello più importante poiché venne sfruttata la vicinanza con l’antico porto, la Cala.

Nel 1783 il viceré Caracciolo decise di modificare l’aspetto del mercato iniziando dalla piazza principale (che oggi porta il suo nome) con la costruzione di una fontana centrale e di portici.

Oggi l’antico mercato con le sue particolari caratteristiche e attività si è trasformato ancora una volta ed è diventato il luogo della vita notturna e dello street food palermitano.

Il mercato che è stato fonte di ispirazione per poeti, scrittori e pittori di un tempo non esiste più, possiamo solo ammirare la grande opera di Guttuso e immaginare il luogo fantastico di origine araba.

La Vucciria di Guttuso

L’opera di Guttuso proietta lo spettatore nella surreale sensazione di vita quotidiana un tempo vissuta.
Ammirando l’opera si rimane rapiti immediatamente dalla vucciria, dalla confusione della gente e della merce, come se le voci e gli odori venissero fuori dal dipinto.
Dal dipinto si possono notare i passanti che si incrociano in un contatto fisico che sembra abituale, in considerazione del poco spazio e del grande afflusso di gente.
In tutta la scena appare solo un pezzetto di strada visibile ai piedi della donna al centro della scena.

A sinistra lo spazio viene ritmato dalle cassette di pesci e di crostacei e dal marmo (le cosiddette balate) su cui vengono messe in mostra le teste di pesce spada.
Sullo sfondo le casse di frutta e verdura circondano i passanti, mentre in primo piano sulla destra l’artista mette in mostra il realismo crudo delle carni squarciate e appese agli uncini.
Guttuso, pur realizzando una scena vaga e disordinata, poiché la struttura del mercato proietta in questa direzione, valorizza ogni singolo elemento della scena grazie all’uso di effetti cromatici ben equilibrati che a seconda della posizione appaiono reali.

L’opera è asimmetrica perché l’autore vuole una scena dinamica, che viene sottolineata dall’allineamento dei vari elementi in modo che il trambusto del mercato sia armonioso agli occhi dell’osservatore.



Studio su Renato Guttuso

Filippo Puglia


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lunedì 13 marzo 2017

Le origini dell'architettura arabo normanna

ARCHITETTURA ARABO-NORMANNA

Parco della Favara



Introduzione

Ruggero il normanno
Nel corso dei secoli la Sicilia ha subito varie dominazioni di popoli come i greci, i romani, gli arabi, i normanni, gli spagnoli e molti altri, che non hanno reso schiavi gli indigeni, ma che si sono integrati a loro, contribuendo allo sviluppo dell’isola. I segni del loro passaggio li possiamo ammirare ancora oggi in ogni parte della Sicilia osservando le grandi opere architettoniche e le particolarità che distinguono le stesse dagli altri modelli costruiti in altri luoghi.
In questo nostro viaggio andremo a conoscere da vicino e nel dettaglio questi meravigliosi esempi di architettura e le loro caratteristiche. Il nostro cammino ci porta a conoscere l’architettura arabo-normanna soprattutto nella parte occidentale dell’isola, iniziando dalla città di Palermo con il percorso dell’Unesco per poi, successivamente, allargare il raggio d’azione con le opere che sono state modificate nel corso dei secoli, che per questo non fanno ancora parte del patrimonio dell’umanità.
Inizieremo il nostro viaggio, inteso come mostra itinerante di architettura, in Sicilia con l’architettura arabo-normanna, il barocco siciliano, l’architettura greca e romana, per poi spostarci a tutta la penisola italiana, considerata un museo a cielo aperto da numerosi intellettuali, attraverso foto, documentari e descrizione delle opere oggetto di studio.

La nostra prima mostra architettonica itinerante ci porta a conoscere i popoli Arabi, Normanni e le loro opere.

Arabi

Qanat
La conquista della Sicilia da parte degli Arabi iniziò nell’827, anche se precedentemente vi furono numerosi tentativi andati a vuoto, e si concluse nel 965 con la conquista di Rometta, cittadina della provincia di Messina.
Fu una conquista dura e il loro regno non fu unico ma diviso in tante signorie rette da “Kadì”.
Gli Arabi furono tolleranti nei confronti degli indigeni cristiani, infatti non li perseguitarono e si accontentarono di far pagare una tassa, detta “gézia”, consentendo la libertà di culto.



Gli Arabi divisero l’isola in tre distretti amministrativi:

  • Val di Mazara
      • comprendeva la parte centro-occidentale dell’isola;
  • Val Demone
      • comprendeva la parte settentrionale-orientale;
  • Val di Noto
      • comprendeva la parte meridionale.

Inizialmente la Sicilia fu sede di un Emirato dipendente dalla dinastia tunisina degli Aghlabiti, poi divenne indipendente con una propria dinastia, i Fatimi.

La popolazione era distinta in:

  • indipendente, che conservava i vecchi ordinamenti;
  • tributaria, che pagava la gézia;
  • vassalla o dsimmi, soggetta;
  • servi della gleba o “memluk”.

Il cuscus
Gli Arabi dominarono la Sicilia per duecento anni, durante i quali portarono nell’isola la cultura, la poesia, le arti, le scienze orientali e costruirono monumenti stupendi.
Il loro regno portò la Sicilia a un nuovo splendore e l’economia ne ebbe grandi benefici grazie alle colture del riso e degli agrumi e alle costruzioni di opere di canalizzazione delle acque per un uso più razionale delle risorse.
Durante la loro dominazione Balarm (così si chiamava Palermo) si presentava come una caratteristica città orientale con lusso e ricchezza; nella città vi erano più di 300 moschee e la popolazione contava oltre 250.000 abitanti.
La Sicilia era piena di industrie, di commerci ed era ricca di cultura letteraria e scientifica.
Di questo periodo storico così brillante, purtroppo, rimane ben poco, poiché le moschee sono state trasformate in chiese cristiane e molti testi sono andati perduti; tuttavia il segno del loro passaggio lo troviamo nella lingua siciliana e nell’arte culinaria con il cuscus, la cassata, le arancine e molto altro.

Normanni

Ponte dell'Ammiraglio
La conquista della Sicilia a opera dei Normanni iniziò con lo sbarco a Messina nel 1061.
Quando i Normanni arrivarono in Sicilia, l’isola era una delle più importanti e floride province del Mediterraneo.
Inizialmente fu il condottiero normanno Giorgio Maniace che riuscì in parte a liberare l’isola dagli islamici, operazione che venne completata dal fratello minore di Ruggero I, Roberto il Guiscardo, il quale riconsegnò la Sicilia ai cristiani.
Conquistata interamente la Sicilia da parte dei Normanni nel 1071, vennero fissati i termini del nuovo regno:

  • Roberto il Guiscardo divenne il Malik ossia il re;
  • i musulmani ottennero lo status di giudici.

In questo periodo venne anche stretta l’alleanza con il Papa Urbano II, che successivamente diede vita all’Apostolica Legazia.
L’Apostolica Legazia era un’istituzione che portò la Sicilia alla possibilità di nominare direttamente i suoi vescovi.

San Giovanni degli Eremiti
Questo nuovo regno portò alla convivenza pacifica tra diversi popoli, dai normanni agli arabi fino ai coloni gallo-italici, questi ultimi provenienti dal Piemonte, dalla Lombardia e dalla Francia.
I gallo-italici occuparono i territori dell’importante famiglia feudale di origine franca, gli Aleramidi.
Il gran conte Ruggero entrò in affari con questa famiglia dopo il suo matrimonio con Adelaide del Vasto la quale, dopo la morte di Ruggero I, trasformò la Sicilia in un vasto terreno demaniale a disposizione del re.
Nel 1130 salì al trono Ruggero II d’Altavilla e il regno divenne federale con i diversi popoli che vivevano in pace nella stessa terra. Venne istituito uno dei primi parlamenti della storia e venne creato il catasto moderno.
Fu un periodo molto florido sia sotto l’aspetto culturale che commerciale; in questo periodo cominciarono a sorgere le grandi opere architettoniche come il duomo di Cefalù nel 1131 e il duomo di Monreale nel 1174. Mentre la presenza araba in Sicilia durò fino alla prima metà del XII secolo, come si può vedere nelle opere palermitane del palazzo reale della Zisa, nella Cuba sottana e nel castello di Maredolce, il dominio normanno in Sicilia terminò con il matrimonio tra Enrico VI, figlio dell’imperatore Federico Barbarossa, e Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II.
Un matrimonio che diede vita a una nuova era, spianando la strada agli Svevi e al sovrano che stupì il mondo con il suo sapere e la sua opera amministrativa, Federico II di Svevia.


Studio sull’architettura arabo-normanna
Filippo Puglia


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