San Giorgio e le sue origini

SAN GIORGIO

 
San Giorgio vista dall'alto (anni '80)

Cenni Storici

San Giorgio, il lungomare
San Giorgio si inserisce nel contesto delle risorse naturali e turistiche del territorio di Gioiosa Marea.
Queste risorse rappresentano, infatti, una grande testimonianza della presenza di comunità marinare precedenti alla nascita di Joiusa.
San Giorgio si insedia nel golfo di Patti, a levante rispetto all’attuale insediamento abitativo di Gioiosa Marea, oltre la Rocca di Calavà.
La storia di San Giorgio si identifica con quella della sua tonnara; nel territorio sangiorgese, agli inizi, vi erano solo poche case di pescatori oltre al malfaraggio della tonnara.
La presenza della tonnara, della cui esistenza si hanno notizie sin dal XII secolo, e le caratteristiche del luogo fanno presupporre che lungo quel tratto di costa si svolgesse una certa vita marinara sin dai tempi molto antichi; ossia prima ancora che la popolazione sparsa nel territorio si trasferisse sul monte di Guardia per dare origine a quella che oggi è definita la città fantasma, Gioiosa Guardia.
La struttura di alcune vecchie case, simili a quelle della marina dell’odierna Gioiosa Marea, fa presupporre che l’attività della pesca fosse praticata sulla costa tirrenica in modo continuo e che, tranne un breve periodo in cui le incursioni dei pirati costrinsero anche la popolazione di Gioiosa Marea a trasferirsi sul Monte Meliuso, questa zona fu sempre abitata.
In effetti, in tutto il territorio gioiosano sono preminenti due tipi di attività sino al 1960: l’agricoltura e la pesca.
L’agricoltura ebbe, infatti, il suo pieno sviluppo sulle pendici del monte di Guardia, mentre sulla costa la pesca rappresentò la naturale risorsa di vita.
Si trovano testimonianze abitative simili sia a levante, dove oggi si trova l’abitato di San Giorgio, sia a ponente con gli altri importanti insediamenti nella Marina di Gioiosa e a Zappardino.
Peraltro, dopo un’analisi sommaria, si può notare che le caratteristiche di vita, le tradizioni, il modo di pescare, il dialetto e anche l’aspetto fisico (asciutto, sciolto di membra e bruno) degli abitanti di questa fascia costiera risultano molto comuni e simili.
San Giorgio visto dalla collina
Erano presenti in questo territorio tre nuclei di pescatori, che in modeste entità esistono ancora oggi: quello di Zappardino, quello di Gioiosa e quello di San Giorgio, più consistente per via dell’attività dell’antica tonnara. Era tradizione che durante le feste patronali, a Gioiosa Marea per ferragosto e a San Giorgio in occasione della festa del Santo, si svolgesse la corsa delle barche: serrata e combattuta, essa dava prestigio all’equipaggio vincente. A tale gara partecipavano gli esponenti dei tre nuclei di pescatori. “Le barche che portavano sulla prora una palma benedetta, venivano preparate alla perfezione; venivano scelti i vogatori più vigorosi ed esperti; si ricorreva a ogni trucco, come quello di ungere di sego la chiglia della barca per renderla più scivolosa o come quello di caricare con pesanti pietre la poppa in modo da offrire meno attrito alla prua.
Quasi sempre vincevano gli equipaggi di San Giorgio. Tutto il mondo marinaro partecipava al festoso antagonismo che rinsaldava e cementava la millenaria solidarietà della gente di mare”.
La comunità dei pescatori, i quali attingevano le proprie risorse di vita esclusivamente dal mare, fu sicuramente costretta, durante i periodi delle invasioni piratesche, a rifugiarsinell’entroterra, sobbarcandosi il duro lavoro di trasportare le attrezzature di mare.
In tutto quel periodo, quasi sicuramente dovettero lasciare nelle proprie case abbandonate gli attrezzi di modesto valore e più facilmente ricostruibili, in attesa di un ritorno alla normalità e alla pace.
Tutto questo movimento di spostamenti contuinui rappresenta naturalmente un’ipotesi fatta da molti studiosi. Analizzando il territorio vediamo che non presenta insenature o ripari naturali ricchi di vegetazione, quindi i pescatori dovevano far scivolare sui tronchi d’albero le proprie barche per chilometri di pendio. Quest’ipotesi trova conferma se si pensa che, in tempi meno remoti, grossi blocchi di marmo furono trasportati dal monte Meliuso sino all’attuale Gioiosa Marea, per costruire le nuove chiese.
Il vero insediamento abitativo importante che diede vita al borgo sangiorgese avvenne sicuramente dopo l’abbandono di Gioiosa Guardia.
L’antica Gioiosa Venne abbandonata a causa di molte calamità naturali, ma la decisione e la scelta del luogo dove ricostruire la nuova Gioiosa comportò notevoli difficoltà e contrasti tra nobili e cittadini.
 A questo proposito vi sono dei documenti che attestano i contrasti in merito alla scelta del luogo in cui costruire la nuova Gioiosa.
San Giorgio visto dal Monte Meliuso

I luoghi designati erano:
        Ciappe di Tono, sul tratto che prosegue in acclive verso il mare, a ovest della Rocca di Calavà, dove oggi si insedia la nuova Gioiosa;
           Chianu Cuntinu, in contrada Cicero, laddove c’era la tonnara, a est della Rocca di Calavà e dove oggi vi è San Giorgio.
Secondo alcuni studiosi, vi fu una democratica votazione tra i Nobili del tempo e, una volta risolta e superata la contesa, essi ottennero l’autorizzazione del Governo e iniziarono la costruzione delle prime case nel luogo designato, ossia Ciappe di tono, a partire dal 1786.
Il 2 maggio 1788, anche il Comune fu autorizzato a trasferirsi nel nuovo sito e a far fronte a tutte le incombenze finanziarie relative alla costruzione di opere pubbliche e di pubblica utilità necessarie nel nuovo centro urbano.
Secondo altri studiosi, invece, vi furono grandi controversie per la scelta del nuovo sito tra i proprietari terrieri. Da una parte le famiglie Giardina e Forzano, capeggiate da questi ultimi, che avevano possedimenti nel territorio di Ciappe e dall’altra la famiglia Pisani, che non aveva interessi particolari ma preferivano la località di Chianu Cuntinu, dove c’era la tonnara. Questi ultimi furono appoggiati dalla maggioranza della popolazione. Nacquero così forti contrasti tra i nobili del paese per cercare anche di guadagnarsi gli animi dei cittadini. L’autorizzazione per lo spostamento fu concessa dall’autorità Regia nel 1788. La località di Ciappe di Tono era ubicata sul mare a ovest della Rocca di Calavà, era un terreno roccioso, coperto da pochi ulivi, di proprietà della famiglia Giardina di patti.
Non tutti però scelsero di seguire il luogo designato e preferirono scegliere come nuova dimora la località di Chianu Cuntinu, là dove c’era la tonnara.
Tra la fine del settecento e i primi dell’ottocento la popolazione stabile del territorio sangiorgese era in continua crescita, ne sono conferma i dati relativi alle cresime del 26 giugno 1779, con 126 cresimati, e del 26 maggio 1802 con 119.
Questi dati rappresentano una fonte storica molto preziosa, poiché permettono di risalire alle comuni origini di San Giorgio e delle altre comunità del territorio gioiosano: infatti, sempre secondo dati documentali, intorno al 1780 un gruppo di abitanti di Gioiosa Guardia, ossia quello dei dissidenti, si stabilì nel territorio sangiorgese, nella zona di Chianu Cuntinu, in contrada Cicero.
Da questo momento, quindi, vi fu l’insediamento urbanistico più importante per la formazione del borgo di San Giorgio, che aveva la sua risorsa più importante nelle attività del mare e soprattutto in quelle della tonnara.
Successivamente, con il termine dell’attività della tonnara, il borgo divenne una naturale meta turistica, avendo sempre nel mare la sua risorsa più importante.


Ricerca storica 

Filippo Puglia 


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