TINDARYS: LA STORIA

TINDARYS





LA STORIA

La Basilica romana
Per meglio comprendere un insediamento urbano come quello di Tindari bisogna conoscere la storia a partire dalla fondazione della stessa città. La storia di come nasce una comunità, la storia come lezione dell’abitare e come lezione del costruire. Un insediamento urbano che indica i metodi e i sistemi costruttivi dei greci prima e dei Romani successivamente, che possono essere messi in relazione con il sistema costruttivo e le metodologie dell’abitare dell’epoca moderna. Il concetto di piazza e di spazi pubblici di un tempo in rapporto con l’età moderna. È pur vero che ancora non è stata identificata l’antica Agorà dei Greci e il seguente Foro dei Romani, ma possiamo comprendere anche dall’unica Insulae, portata alla luce, il rapporto tra gli spazi interni e quelli esterni.
Ma passiamo ora alla descrizione dei principali eventi storici, tratti dai documenti ufficiali della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali della provincia di Messina, a partire dalla sua fondazione.

La Fondazione

La cinta muraria
Il nome di Tyndaris è probabilmente legato al culto dei tindariti (i Dioscuri e Elena, figli di Tindaro) documentato dalle figurazioni su tipi monetali della città.
Tyndaris può definirsi “una delle ultime colonie greche” di Sicilia, fondata nel 396 a. C. da Dionigi il Vecchio di Siracusa, per insediarvi seicento messeni, in gran parte già suoi mercenari (Bibl. Stor. XIV, 5-6)
Dionigi costituì il territorio (la Chora) di Tyndaris sottraendolo ad Abacaenum, importante città sicula poi grecizzata, a sud-est di Tindari, nel sito dell’odierna Tripi.
Per la politica espansionistica del tiranno di Siracusa la colonia ebbe in virtù della sua posizione soprattutto una funzione strategica e militare di controllo della costa nord-orientale e dell’area dello stretto e del complesso entroterra, ove gravitavano importanti centri siculi (da Longane ad Abakainon, ad Halontion, ad Halaisa).

Da Timoleonte alla prima guerra punica

Domus
Sempre da Diodoro siculo sappiamo che nel 344-343 a.C. la città, insieme ad Adranon, offrì alleanza a Timoleonte, il generale corinzio giunto in Sicilia per soccorrere il partito democratico siracusano (Diodoro Siculo XVI, 69,8).
Durante il periodo timoleonteo Tindari godette di un periodo di indipendenza, di incremento demografico (doveva contare oltre 5000 abitanti) e di prosperità economica, come attesterebbe, secondo Sebastiana Consolo Langher “Il volume delle emissioni monetali in bronzo della Zecca”.
Non abbiamo notizie della città durante l’intero periodo della tirannia di Agatocle.
Alla fine del regno di Iceta (289-279 a. C.) o agli anni immediatamente successivi risalirebbe la costruzione della possente cinta muraria a doppia cortina di blocchi squadrati. La città minacciata dai Mamertini dopo la presa di Messina accolse favorevolmente, insieme ad Abakainon, Ierone di Siracusa, vincitore dei Mamertini presso il fiume Longano, nel 269 a. C..
Nel corso della prima guerra punica Tindari fu per alcuni anni base cartaginese.
Ancora da Diodoro Siculo siamo informati infatti che dopo il passaggio di Segesta (sino ad allora alleata dei Cartaginesi) ai Romani anche Tindari determinò di allearsi con Roma. Ma questa intenzione fu prevenuta dai cartaginesi che deportarono a Lilibeo i cittadini che rivestivano le cariche più importanti (Diodoro Siculo, XXIII, 5).
Durante il conflitto, nel 256 a. C., Tindari legò ìl suo nome ad una battaglia navale nelle sue acque fra i Romani e i Cartaginesi (Polibio, I-25, 1-5, 27,6).

CIVITAS DECUMANA
Tabernae
Nel 254 a.C., dopo la sconfitta Cartaginese a Drepanon (Trapani) e la presa della città, Tindari conseguì finalmente l’intento di consegnarsi ai Romani (Diodoro Siculo, XXIII, 18, 5), evento che segnò una svolta importante nella sua storia. Divenne infatti CIVITAS DECUMANA, condizione comune ad una sessantina di città siciliane, con l’obbligo cioè di versare a Roma una decima quota dei proventi dalle risorse e dai prodotti del suo territorio, mantenendo però autonomia e libertà civili. La principale fonte di notizie su Tindari in età repubblicana è costituita da diversi passi delle requisitorie di Cicerone contro Verre, il Protettore di Sicilia che vessò con sorprusi e ruberie numerose città siciliane e contro il quale, in sede processuale, davanti al tribunale di Roma sostenne l’accusa Cicerone (Verrine, II,5, 154; IV, 87 sgg. E passim).
In quanto alleata dei Romani Tindari fornì, durante l’ultima guerra punica, navi in appoggio alle spedizioni contro Cartagine, conquistata e distrutta nel 146 a.C. e, per questa partecipazione al conflitto, fu ricompensata da Scipione Emiliano con una parte del bottino.
Ebbe anche in dono una statua in bronzo di Hermes che venne collocata nel Ginnasio e che fu preda in seguito di Verre (Cicerone, Verrine, II,4,92).
Tra i vari onori che ottenne vi fu l’inclusione tra le 17 città siciliane cui era concesso offrire una corona al Santuario di Afrodite ad Erice, uno dei luoghi di culto più importante dell’Isola.
Durante la guerra fra Ottaviano e Sesto Pompeo (42-36 a.C.) la città fu base di quest’ultimo (Appiano, Bellum Civile V, 450,433,481,483).
Il coinvolgimento nel conflitto dalla parte di Sesto è anche, probabilmente, legato ad un precedente rapporto clientelare di Tindari con Pompeo Magno (padre di Sesto) attestato da Cicerone (verrine, II, 4, 48).
Nonostante le sue qualità difensive, la città fu infine conquistata da Agrippa, ammiraglio della flotta di Augusto nel 36 a. C., che da Tindari sferrò l’ultimo attacco contro Messana.

COLONIA AUGUSTA TYNDARITANORUM

Particolare delle terme
Pochi anni dopo, nel nuovo assetto amministrativo delle città siciliane voluto da Augusto, Tindari fu trasformata in colonia (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 9) con la denominazione, documentata da alcune iscrizioni, di Colonia Augusta Tyndaritanorum. Nella prima età imperiale, secondo quanto riferisce Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, II, 206), un’ingente frana (si presume causata da un movimento tellurico) colpì Tindari, provocando la distruzione di metà della città (dividiamo Urben9. Ma, rispetto al testo pliniano e sebbene una linea di frana sia riconoscibile sul versante nord-orientale, l’individuazione della reale entità del disastro che colpì il versante settentrionale affacciato sul mare e più esposto, rimane uno dei grandi problemi dell’archeologia di Tindari.


DAL TARDO IMPERO ALLA CONQUISTA ARABA

Teatro
Numerose e pregnanti sono invece, nella giacitura e nell’orientamento dei crolli delle strutture e nelle forti deformazioni ondulate del piano stradale del Decumanus centrale, le evidenze archeologiche di eventi sismici che colpirono la città in epoca tardo imperiale, in particolare il disastroso terremoto del 365 d.C. che devastò la Sicilia Nord-Orientale.
La città pur decaduta, mantenne una certa importanza in età bizantina come sede di diocesi, tanto che di tre dei suoi vescovi conosciamo i nomi:
·         Severino, che si annovera fra i partecipanti ad un sinodo a Roma nel 501 (sotto il papato di Simmaco)
·         Eutichio e Benenato, menzionati in una lettera (IX,84) di Gregorio Magno (papa dal 590 al 604).
Ad età bizantina appartiene il rifacimento della fortificazione, i cui resti più cospicui sono relativi al fortilizio nel settore sud-orientale che utilizzò anche il muro nord-occidentale della Basilica. All’ultimo periodo della città, forse già nel corso dell’VIII secolo, dovrebbe attribuirsi il sistema di strutture murarie, che si sovrappongono al decumanus centrale soprattutto nel settore occidentale. Di fattura generalmente rozza ma piuttosto poderosa, queste strutture sono costituite da due facce con riempimento interno, in grandi blocchi irregolari e lastre di arenaria e con l’utilizzo di diversi elementi architettonici (blocchi, rocchi di colonne ecc.) recuperati dalla spoliazione di monumenti più antichi. È possibile che tale costruzione abbia avuto in un primo momento la funzione di delimitare e proteggere aree di diversa proprietà in un paesaggio che, per il restringimento del perimetro urbano, aveva ormai caratteri quasi rurali e che, in seguito ad uno stato di grande emergenza, quale la minaccia dell’invasione araba, abbia assunto una finalità difensiva. Nell’836 Tindari viene conquistata e distrutta dagli Arabi sotto il comando di AL FAD IBN YA QUB.

Ricerca di Filippo Puglia


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