GIOIOSA GUARDIA: LA STORIA

GIOIOSA GUARDIA




CENNI STORICI


Gioiosa Guardia rappresenta oggi una città fantasma, fatta di ruderi e di pietre che un tempo vivevano con i loro abitanti, mentre oggi ci raccontano la loro storia. La città rappresenta anche le origini di due nuovi centri che si sono formati verso la fine del settecento e l’inizio del novecento. Il primo è Gioiosa Marea, il nuovo centro voluto dai nobili del tempo che possedevano delle proprietà ed erano molto influenti nella vita politica del paese; l’altro è San Giorgio, scelto invece da quei cittadini che non vollero seguire le imposizioni venute dall’alto, i cosiddetti ribelli, che preferirono il luogo dove c’era la Tonnara.
Passiamo al racconto storico di come nacque Gioiosa Guardia e di come si sono evoluti gli eventi fino al definitivo abbandono dell’antica città.
Gli storici e i documenti ufficiali riferiscono che la Sicilia, un tempo, era divisa in tre valli:
              Val Demone
              Val di Noto
              Val di Mazzara
Il territorio gioiosano faceva parte della Val Demone.
I primi cenni storici si hanno a partire dal 1088, anno in cui il Conte Ruggero, della casa d’Altavilla, concesse al monastero dei benedettini di Patti, unitamente ad altri terreni, un tenimento montuoso denominato Meliuso, da adibire ad uso pascolo, seminagione di biade e dove poter fabbricare un casale al servizio personale dei monaci.
Gioiosa Guardia nacque sotto il regno di Federico III d’Aragona.
Infatti, in quel periodo venne eletto Capitano di Patti il gran giustiziere del regno, Vinciguerra D’Aragona, al quale il sovrano concesse la facoltà di costruire torri e fortezze ove egli stesso lo ritenesse necessario per difendere il territorio dalle frequenti incursioni dei pirati.
Il Vinciguerra, dopo aver ispezionato a dovere il territorio, ritenne opportuno costruire una torre d’avvistamento sul Monte Meliuso, alto 795 metri, che denominò OPPJDUM GUARDIA JOUSA e pensò anche di riunire attorno a questa torre tutta la popolazione sparsa nel territorio, promettendo loro di fornire gratuitamente il terreno necessario alla costruzione delle case. Tutto questo avvenne presumibilmente nel 1364, epoca in cui si fa risalire la nascita di Gioiosa Guardia.
Si presume anche che il nome Gioiosa venne dato perché sorgeva in un sito ridente e panoramico, mentre il nome Guardia perché lì sorgeva la torre di Guardia o anche perché il Monte Meliuso veniva chiamato comunemente Monte di Guardia.
Unitamente ai primi fabbricati sorse anche la prima chiesa, detta del Giardino. Il paese venne completato nel giro di un paio di anni e il suo primo protettore fu San Giovanni Battista.
Gioiosa Guardia era interamente circondata da mura, all’esterno delle quali esistevano molte casette rurali lungo le pendici del colle.

Il paese era diviso in quattro quartieri, che prendevano il nome dalle quattro chiese costruite dai gioiosani:
1.             San Nicola
2.             Madonna delle Grazie e del Giardino
3.             San Giovanni Battista
4.             La Catena
La strada principale da cui si dipartivano parecchie viuzze era larga 4,50 metri e sfociava in un' ampia piazza, al cui centro si elevava un cippo di pietra con un palo a cui venivano legati i rei per essere esposti al pubblico disprezzo, la cosiddetta gogna. La strada finiva al castello di Vinciguerra, che ovviamente era il principale del paese.
Tre erano le trazzere principali del paese che, partendo dal centro, collegavano lo stesso alle altre località importanti della Sicilia:

                                              la prima, denominata Scaletta, conduceva sino a Patti Marina;
                                              la seconda, Malu Passu, portava sino a Randazzo;
                                              la terza raggiungeva il monte Calavà.

Gioiosa Guardia contava una popolazione che è variata nel tempo da un minimo di millecinquecento a un massimo di oltre tremila abitanti.
Secondo lo storico Amico, nel 1593 gli abitanti sarebbero stati 1347 per arrivare nel 1650 a 2769 e nel 1757 a 2420, persino superiori a quelli della città di Patti.
Le chiese principali del paese, secondo una relazione del 1666, erano le parrocchie di San Nicola, Santa Maria delle Grazie, San Giovanni Battista, Santa Maria della Catena, Santa Maria della neve, Santa Maria della Visitazione, San Leonardo, Santa Maria del Carmelo, Immacolata Concezione, oltre a varie cappelle sacramentali sparse sul territorio.
Esse, a giudicare dai resoconti delle ispezioni pastorali, erano ben tenute e ricche di suppellettili e anche arredi sacri, dei quali si redigevano inventari precisi e dettagliati. Esistevano anche un ospedale, varie fondazioni umanitarie quale il Monte frumentario, che soccorreva i poveri dell’epoca specialmente in caso di epidemie e pestilenze, due collegi  per fanciulle orfane e povere e la cosiddetta Ruota dei Proietti, che assisteva i bambini abbandonati in tutta l’isola.
Il clero era molto numeroso e potente. Sempre nel 1666 si contavano ben 40 sacerdoti, 2 suddiaconi, 13 chierici e un certo numero di frati e suore.
La popolazione era dedita principalmente all’agricoltura e coltivava gelsi per l’industria della seta, viti, grano e foraggere.
Dopo aver descritto la nascita, la conformazione topografica e la popolazione, possiamo passare a brevi descrizioni degli avvenimenti più importanti della vita di Gioiosa Guardia.
Il primo periodo fu molto turbolento poiché a Vinciguerra successe il figlio Bartolomeo, il quale si rifiutò di prestare giuramento al Re Martino I e per questo fu sgominato in un epico assalto al castello di Capo D’Orlando, nel quale si era rifugiato.
Gioiosa fu allora incorporata al regio fisco e divenne terra di pubblico demanio, ma il Vescovo di Patti appellandosi all’editto di re Ruggero e ai privilegi goduti, reclamò rendite e proventi ed il diritto di eleggere i pubblici ufficiali che governavano il paese. La contesa durò per secoli ed ebbe alterne vicende. I Gioiosani mal sopportavano, ovviamente, la potestà feudale e vessatoria del Vescovo e preferivano essere governati dai Capitani di Giustizia, nominati direttamente dal Re. Tra essi vengono ricordati Pietro Gubbio, Giovanni Volpes e Artale Gorgone, i quali governarono con equità e giustizia, abolendo le regalie e ponendo fine ai soprusi tipici dell’età feudale.
Nel 1445 il tribunale di Palermo reintegrò il vescovo di Patti, facilitandolo a scegliere tutte le autorità di Gioiosa Guardia e a pretendere le decime baronali.
Altra sentenza sostanzialmente identica fu concessa nel 1495 dal tribunale della Corte Siciliana; la stessa corte nel 1635 escluse i diritti vescovili e lo stesso responso diede successivamente la consulta di Sicilia, vietando al Vescovo di Patti di fregiarsi del titolo di Barone di Gioiosa Guardia.
Arriviamo così al 1762, quando la Gran Corte Criminale di Palermo, composta da cinque magistrati, giudicò che fosse competenza del vescovo di Patti la nomina degli ufficiali di Gioiosa Guardia. Contro detta sentenza fu proposto appello davanti alla suprema Giunta di Sicilia, avente sede a Napoli; quest’ultima riformò la precedente decisione, riconoscendo al Principe il privilegio di eleggere gli ufficiali di Gioiosa Guardia, lasciando al Vescovo la riscossione dei terraggi e delle decime su frumento, olio, orzi e vini. Detto privilegio fu mantenuto fino al 1818, epoca in cui fu promulgato in Sicilia il Nuovo Codice Civile, che aboliva per sempre ogni balzello di natura feudale.
Dopo aver accennato alle innumerevoli controversie giudiziarie a cui i gioiosani hanno dovuto far fronte, passo al racconto dell’esodo e alle controversie per la scelta del sito dove costruire la nuova Gioiosa.
I motivi che indussero la popolazione gioiosana ad abbandonare il proprio paese furono molteplici e soprattutto naturali:

1.             un disastroso terremoto verificatosi nel 1783;
2.             un' invasione di cavallette avvenuta nell’anno successivo;
3.             la nebbia che spesso gravava sulla zona;
                4.             l’assenza di sorgenti d’acqua;
                5.             il venir meno delle scorribande dei pirati.

Due furono le località prese in esame per far nascere il nuovo paese. E qui nacquero le controversie.
Le località prese in esame furono:

                              Contrada Cicero e Contini, laddove c’era la Tonnara.
                              Ciappe di Tono.

Secondo molti studiosi venne effettuata una democratica votazione tra i maggiorenti del paese e vinse la seconda proposta. Secondo altri vi furono, invece, delle forti controversie tra proprietari terrieri. Da una parte le famiglie Giardina e Forzano, capeggiate da questi ultimi, che avevano possedimenti nella località di Ciappe e dall’altro la famiglia Pisani, i quali non avevano interessi particolari, ma preferivano la località di "Chianu Cuntinu" ed erano appoggiati da una larga maggioranza popolare. Nacquero contrasti fra i nobili del paese per cercare anche di guadagnarsi gli animi dei cittadini. Ma fu ancora il forte potere nobiliare che ebbe la meglio.
L’Autorizzazione per lo spostamento venne concessa dall’autorità regia nel 1788. La località di Ciappe di Tono, ubicata sul mare, era un terreno roccioso, coperto da pochi ulivi, di proprietà della famiglia Giardina di Patti, ed il prezzo di vendita fu di 660 onze.
Nel 1795, ultimata la fabbricazione di molte case e tracciate le strade principali, si costruì la prima chiesa. Lo spostamento del Santo Protettore avvenne nello stesso anno e precisamente il 15 febbraio. Gli uffici comunali furono definitivamente spostati nel 1798, quando tutta la popolazione si era trasferita nel nuovo paese.
Non tutti, però, si trasferirono nel luogo designato; alcuni scelsero come nuova dimora la località di "Chianu Cuntinu", laddove c’era la tonnara.
Questi ultimi furono così additati come ribelli e da quel momento nacque una forte rivalità tra i due centri del territorio gioiosano.

Tratto dall’opera letteraria “Storia dei Nebrodi” di Salvatore Natoli, Armenio editore 1995,
a cura dell’ass. tur. Pro Loco Ficarrese



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