martedì 14 marzo 2017

La Vucciria di Renato Guttuso

RENATO GUTTUSO

La Vucciria

1974
olio su tela
300 x 300 cm

Palazzo Chiaramonte-Steri

Introduzione

Fotografia di Angelo Trapani
Prima di descrivere l’opera più importante di Renato Guttuso divenuta simbolo della città di Palermo, dobbiamo sicuramente conoscere il significato della parola vucciria e le origini di uno dei mercati storici palermitani.
Questo studio ci vuole portare a conoscere uno degli artisti più importanti della Sicilia e del panorama mondiale, un artista che grazie ai suoi colori brillanti riuscì a far vivere le sue nature morte.

Etimologia e significato

La parola vucciria deriva dal francese boucherie, che significa macelleria. Inizialmente la parola francese venne tradotta in bucceria e anticamente il mercato veniva chiamato “La bucciria grande”.
Successivamente la parola venne trasformata in vucciria, che significa confusione.
Nell’ultimo periodo il mercato era infatti caratterizzato dalle grida dei commercianti, chiamati abbanniaturi, e dalle molteplici voci che si accavallavano.

Posizione

Il mercato della Vucciria si estendeva tra il Cassaro (Corso Vittorio Emanuele), la via Cassari, piazza Garaffello, la via Argenteria, piazza Caracciolo e la via Maccheronai, tra la via Roma e la Cala, all’interno del mandamento Castellammare.

Il Mercato

Dall'Archivio storico Palermo
La Vucciria era uno dei mercati più antichi di Palermo, nato in epoca araba come residenza preferita dei mercanti orientali, pisani, genovesi, veneziani e amalfitani, perché si trovava vicino allo storico porto fenicio la Cala.
Ai tempi la Vucciria era uno dei luoghi più importanti e frequentati della città; il cuore delle attività commerciali, che aveva il suo centro tra la piazza Caracciolo e la piazza Garaffello (quest’ultima prese il nome dalla fontana qui collocata nel 1591; anticamente era chiamata “Loggia dei Catalani”).
Intorno a queste piazze vi erano le logge dei mercanti stranieri che esponevano le loro merci e quelle degli artigiani, come testimoniano il nome delle attuali vie:

  • via Argenteria nuova e vecchia: vi erano le botteghe di orafi e argentieri (XVII e XVIII secolo);
  • via Cassari: vi erano i fabbricanti di casse, remi e scale a pioli;
  • via Maccheronai: vi erano le donne che preparavano a mano varie specie di pasta;
  • via Formai: vi erano gli artigiani che realizzavano forme per le scarpe;
  • Via Calzolai: vi erano i calzolai;
  • via Chiavettieri: vi erano i laboratori degli artigiani delle chiavi;
  • via Coltellieri: vi erano gli artigiani dei coltelli;
  • via dei Tintori: vi erano gli artigiani che tingevano tessuti e altro;
  • via Materassai: vi erano gli artigiani dei materassi.

Piazza Caracciolo disegnata dal Marchese Villabianca
In epoca angioina fu costruito un macello e venne chiamato bucciria grande, perché si vendeva solo carne.

Da mercato della carne divenne ben presto un mercato misto dove si vendeva anche frutta, verdura e pesce. Il mercato del pesce divenne quello più importante poiché venne sfruttata la vicinanza con l’antico porto, la Cala.

Nel 1783 il viceré Caracciolo decise di modificare l’aspetto del mercato iniziando dalla piazza principale (che oggi porta il suo nome) con la costruzione di una fontana centrale e di portici.

Oggi l’antico mercato con le sue particolari caratteristiche e attività si è trasformato ancora una volta ed è diventato il luogo della vita notturna e dello street food palermitano.

Il mercato che è stato fonte di ispirazione per poeti, scrittori e pittori di un tempo non esiste più, possiamo solo ammirare la grande opera di Guttuso e immaginare il luogo fantastico di origine araba.

La Vucciria di Guttuso

L’opera di Guttuso proietta lo spettatore nella surreale sensazione di vita quotidiana un tempo vissuta.
Ammirando l’opera si rimane rapiti immediatamente dalla vucciria, dalla confusione della gente e della merce, come se le voci e gli odori venissero fuori dal dipinto.
Dal dipinto si possono notare i passanti che si incrociano in un contatto fisico che sembra abituale, in considerazione del poco spazio e del grande afflusso di gente.
In tutta la scena appare solo un pezzetto di strada visibile ai piedi della donna al centro della scena.

A sinistra lo spazio viene ritmato dalle cassette di pesci e di crostacei e dal marmo (le cosiddette balate) su cui vengono messe in mostra le teste di pesce spada.
Sullo sfondo le casse di frutta e verdura circondano i passanti, mentre in primo piano sulla destra l’artista mette in mostra il realismo crudo delle carni squarciate e appese agli uncini.
Guttuso, pur realizzando una scena vaga e disordinata, poiché la struttura del mercato proietta in questa direzione, valorizza ogni singolo elemento della scena grazie all’uso di effetti cromatici ben equilibrati che a seconda della posizione appaiono reali.

L’opera è asimmetrica perché l’autore vuole una scena dinamica, che viene sottolineata dall’allineamento dei vari elementi in modo che il trambusto del mercato sia armonioso agli occhi dell’osservatore.



Studio su Renato Guttuso

Filippo Puglia


Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.






 Aiutatemi nella ricerca
con una donazione libera.
Grazie




 Vuoi arredare il tuo salotto?
Vuoi progettare la tua cucina?
Il tuo giardino?

per info
filpuglia@gmail.com

Nessun commento:

Posta un commento

Cari amici lasciate un vostro commento, affinché possa crescere e confrontarmi con voi. Grazie