mercoledì 17 maggio 2017

Fuga dall'Etna di Renato Guttuso

RENATO GUTTUSO

Fuga dall’Etna




1938-39
datato dall’artista nel 1940

Galleria Nazionale d’Arte Moderna,
Roma

Anche se dipingo una mela, c’è la Sicilia”
(Renato Guttuso, citato in Giovanna Jackson, Nel Labirinto di Sciacca, Edizioni La Vita Felice, Milano 2004, p. 202)


Introduzione

Nei precedenti capitoli abbiamo conosciuto alcune delle più importanti opere del grande maestro bagarese, dalla Vucciria, simbolo della città di Palermo, fino alla Crocifissione, oggetto di critica e polemica sia da parte della chiesa sia da parte del partito fascista. Abbiamo anche visto la Zolfara e il modo di dipingere di Guttuso che in ogni sua opera inserisce e racconta la Sicilia.

In questa tappa analizzeremo l’opera d’esordio del maestro siciliano, “Fuga dall’Etna”; un’analisi fatta soprattutto con delle importanti citazioni di scrittori e critici dell’arte. Citazioni importanti per comprendere la visione dell’opera da parte di intellettuali e con il confronto da loro fatto su altre discipline umanistiche come la letteratura.

È importante riportare queste citazioni, poiché vogliamo comprendere il modo di raccontare gli episodi pittorici di Guttuso in relazione con altre opere e con la letteratura di Giovanni Verga.

Infine proveremo a fare, più che un’analisi dell’opera, un racconto emozionale della stessa. Infatti è importante più che l’analisi dell’opera il racconto delle emozioni che essa può trasmettere allo spettatore.

Citazioni

La storia della pittura di Guttuso comincia da quella “Fuga dall’Etna” durante un’eruzione che Natale Tedesco ha chiamato la “Guernica siciliana”, però siciliana è anche la Guernica di Picasso; e forse Picasso ha studiato lo schema compositivo del “Trionfo della morte” di Palermo più di quanto Guttuso abbia dipinto la fuga sotto l’impressione della Guernica che Cesare Brandi gli aveva allora mandato in cartolina”.
(Cesare Brandi, Scritti sull’arte contemporanea, Einaudi, Torino 1976, pp. 401-404)

[Parlando di opere di esordio come “Fuga dall’Etna”, accostate in chiave narrativa e poetica, a Verga]

La poetica è per entrambi quella di “semplificare le umane passioni”, ma quella di Verga prende avvio da un ritorno, quella di Guttuso da una fuga.
La differenza non è trascurabile. Si potrebbe dire, con una battuta, che c’è di mezzo tutta la scala zoologica: dall’ostrica all’uomo in rivolta. E tuttavia l’ostrica di Verga, l’uomo attaccato allo scoglio della miseria e degli affetti, soffre come e quanto l’uomo in fuga, l’uomo in rivolta di Guttuso.
Il sistema della sofferenza, il sistema della passione”.

(Leonardo Sciascia, la semplificazione delle passioni, in Catalogo della Mostra antologica dell’opera di Renato Guttuso, Palermo, Palazzo dei Normanni, 1971)

Tutta la scienza nella vita sta nel semplificare le umane passioni”.
È di Verga; e si trova in Eros, un romanzo in cui c’è poco di tale scienza. Ma aveva già scritto Verga la novella Nedda.
Ed è un caso ma come la storia del Verga grande comincia da quella fattoria del pino alle falde dell’Etna, la storia della pittura di Guttuso comincia da quella fuga dall’Etna durante un’eruzione che Natale Tedesco ha chiamato “la Guernica siciliana”.

Un caso: ma Savinio ci ha appreso che bisogna far caso al caso nella vita di uno scrittore, di un artista – che c’è del metodo nella follia del caso, come in quella d’Amleto.
E un tale metodo ci porta alla fiamma - troppo vicina forse - da cui sorge, con la dolente figura di Nedda, la poetica di Giovanni Verga; alla fiamma da cui erompe, con la fuga di una popolazione – eterna e atroce fuga dalla natura, dalla storia, da se stessa – la poetica di Renato Guttuso.
La poetica è per entrambi quella di “semplificare le umane passioni”; ma quella di Verga prende avvio da un ritorno, quella di Guttuso da una fuga.

Sciascia:
Corpi di donne dai fianchi enormi, maschere deformi, occhi sgranati, un cavallo imbizzarrito più simile alla carogna di Baudelaire che al cavallo del Chisciotte.
Il suo occhio si sofferma poi sulla popolazione martirizzata e in fuga, di cui il pennello di Guttuso aveva saputo cogliere il lamento”.

Analisi

In chiave laica:
nel dipinto “Fuga dall’Etna”, Guttuso riesce a innalzare ad apocalisse perfino un evento geologico come l’eruzione vulcanica e se in alcuni tratti il tono assume valenze grottesche, in altri sembra dominato da un sentimento di sconfitta.
Osservando “Fuga da Sodoma” della Raphaël e “Fuga dall’Etna” di Guttuso si ha la sensazione che Roma sia una città di morti convocati in un clamore di funebre fiera”.
È stato più volte scritto che il cosiddetto “realismo sociale” di Renato Guttuso affiori e si affermi per la prima volta a partire dalla fine degli anni ‘30 e gli inizi degli anni ‘40, soprattutto con opere come:
  • La Fucilazione;
  • Fuga dall’Etna;
  • Crocifissione.

Un realismo sociale che accompagnerà, in molti modi ed in diverse declinazioni, tutta la longeva e prolifica produzione artistica del grande maestro, ma che appare a chi scrive avere a che vedere più con una scelta di contenuti che non di forma.
È un realismo che trae la sua fonte di ispirazione concettuale primaria dalle influenze ambientali esterne all’attento e sensibile sguardo di Guttuso, dalle diverse epoche storiche da lui attraversate e dai momenti salienti che queste stesse epoche hanno finito per l’artista con lo stigmatizzare ed immortalare, sottolineandone da parte di chi ritraeva, la loro importanza storica, politica e morale.

Emozioni

Osservando il dipinto “Fuga dall’Etna”, come primo impatto possiamo notare il caos, la confusione dettata dalla fuga, poiché i personaggi presi dal panico scappano in tutte le direzioni, non pensando ad altro se non alla propria vita. La nudità delle due donne e la sedia rovesciata indicano proprio questo.
I volti dei personaggi sono preoccupati e allo stesso tempo terrorizzati dall’evento catastrofico del vulcano e in questo contesto anche gli animali recepiscono il timore della propria sopravvivenza e cercano disperati la via di fuga, contribuendo al caos generale.
Se da una parte vediamo l’uomo che cerca di tranquillizzare il suo fedele animale e dall’altro lato della scena la donna che abbraccia, quasi rassegnata, il proprio bambino, in attimi di profondo affetto; al centro della scena vediamo, invece, l’indifferenza, dettata in questo caso dallo spirito di sopravvivenza che porta l’uomo a fregarsene del suo prossimo per portare in salvo se stesso. Una scena ancora più tragica, quella che viene presentata dall’artista, in quanto l’uomo che giace a terra e che cerca disperatamente di portarsi in salvo viene calpestato dalla foga e dalla paura degli altri, che pur di salvare se stessi mostrano il proprio egoismo verso l’uomo che in quel momento ha più bisogno di aiuto.
Una scena tragica, in tutto il contesto, che viene messa in risalto dal grande effetto cromatico.

Studio su Renato Guttuso
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Filippo Puglia


Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.




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