mercoledì 3 maggio 2017

La poesia siciliana analisi metrica

SCUOLA POETICA SICILIANA


La Metrica

Introduzione

Dopo aver visto in linea generale le origini e lo sviluppo della scuola poetica siciliana, andremo ora ad analizzare la poesia.
Ricordiamo inoltre che questo nostro studio ha come obiettivo la conoscenza, poiché attraverso la conoscenza della storia e della letteratura, in questo caso, si possono imparare molte cose per cercare delle soluzioni pratiche da attuare nella nostra epoca.

Metrica

La poesia siciliana trae ispirazione dalla poesia provenzale, ma da questa si differenzia per diversi aspetti. Innanzitutto la poesia provenzale, scritta in lingua d’oc, è di norma una poesia per musica, mentre la poesia siciliana, scritta in volgare siciliano, è una semplice poesia per la lettura.
I componimenti metrici della poesia siciliana sono tre:

  • la canzone, derivata dalla canso provenzale, è la forma più elevata di poesia lirica ed è lo schema metrico fondamentale della scuola. È composta di endecasillabi e settenari;
  • la canzonetta, avendo una struttura narrativa e dialogica, si presta ad argomenti meno nobili. È composta da settenari, doppi settenari, ottonari e novenari;
  • il sonetto, la forma italiana per eccellenza, è considerata un'invenzione siciliana perché usato per la prima volta da Jacopo da Lentini.

Nella canzone le rime cambiano da stanza a stanza (stanza: strofa, gruppo di versi)
Ogni stanza è costituita da due parti:

  • fronte;
  • sirma (che significa coda, strascico della veste)


La fronte e la sirma possono essere a loro volta suddivise in due elementi identici o simmetrici:

  • la fronte in due parti chiamate piedi;
  • la sirma in due parti chiamate volte.

Tra la fronte e la sirma viene a volte interposto un verso chiamato chiave.
L’ultima stanza della canzone viene chiamata congedo ed è modellata sullo schema della sirma; è la stanza nella quale il poeta spesso si rivolge alla stessa canzone.
L’endecasillabo e il settenario sono i versi predominanti.
La novità assoluta della scuola poetica siciliana è data dall’invenzione del sonetto, attribuito al notaio Jacopo da Lentini (ma vi sono altre correnti di pensiero che lo attribuiscono a Odo delle Colonne).
Il sonetto è costituito da rime alterne e formato da quattordici versi endecasillabi, distribuiti in due quartine e due terzine.
Le due quartine hanno rima alternata o incrociata, ripetuta nelle due strofe:

ABAB, ABAB (o ABBA, ABBA)

Nelle due terzine lo schema metrico è più libero:

  • CDE, CDE;
  • CDE, EDC;
  • CDC, DCD.

Infine vi è la canzonetta che presenta lo stesso schema della canzone, ma con l’utilizzo di versi minori dell’endecasillabo come i settenari e gli ottonari.

Lo studio del metro, ma anche delle rime, prova che il linguaggio utilizzato era esclusivamente siciliano.
Era un siciliano illustre, come lo definì Dante, e aveva delle intenzioni non dialettali bensì nobili con norme e regole di lingua universale a imitazione della lingua universale per eccellenza, il latino.

I copisti toscani nel trascrivere le poesie siciliane cercarono di toscanizzarle, apportando delle modifiche nelle terminazioni vocaliche collegate alla rima, perdendo di fatto la stessa rima presente nell’originale e dando vita alla rima imperfetta chiamata “rima siciliana”.

A esempio analizzando la canzone “Madonna dir vi voglio” di Jacopo da Lentini, il verso 2 recita:

come l’amor m’ha priso”

avendo come corrispondente il verso 6

che ‘n tante pene è miso”.

In questi due versi appare chiaro l’intervento toscano che ha sostituito le parole:

  • priso” con l’originale “prisu”;
  • miso” con l’originale “misu”.

Così come nei versi 29 e 30 che recitavano:

co si fo per long’uso
vivo ‘n foc’amoroso”.

Anche in questo caso appare evidente la trascrizione toscana che ha fatto perdere la rima esistente nella canzone originale che avrebbe dovuto recitare:

co si fo per long’usu
vivo ‘n foc’amorusu”.

Con questi versi chiudiamo questa prima parte dedicata alla metrica della poesia siciliana.
Nella prossima tappa andremo ad analizzare alcuni versi di alcune canzoni e la sintassi.


BIBLIOGRAFIA

1. A.E.Quaglio “Le origini e la Scuola siciliana”
A. E. Quaglio “I poeti siculo – toscani”
2. “Antologia della letteratura italiana” M.Pazzaglia, Zanichelli
3. “Il sistema letterario” Guglielmino/Grosser, Principato
4. Sapegno “Disegno storico della letteratura italiana” Firenze 1973
5. G. Contini “Varianti e altra linguistica”, Einaudi, Torino 1970.
6. G.Contini “Letteratura italiana delle origini”, Firenze 1970
7. U. Bosco, “Francesco Petrarca”, Laterza; Roma – Bari 1977
8. E. Bigi è tratta dalla voce Poliziano del Dizionario critico della letteratura italiana,
UTET, Torino 1986, p.384
9. “Prose e rime”, a c. di C. Dionisotti, UTET, Torino 1960.
10. ”La scrittura e l’interpretazione” di R. Luperini, P. Cataldi e L. Marchiani
11. “Antologia della letteratura italiana” Volume secondo, Mario Pazzaglia.
12. “L’attività letteraria in Italia. Storia della letteratura italiana” Giuseppe Petronio,
PALUMBO.

Scuola Poetica Siciliana

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Studio di Filippo Puglia


Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.






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