lunedì 22 maggio 2017

Palermo: Chiesa di San Cataldo

ARCHITETTURA ARABO NORMANNA

Chiesa di San Cataldo



Palermo

Introduzione

Il nostro viaggio verso la conoscenza dell’architettura Arabo Normanna della Sicilia continua con la chiesa di San Cataldo, un’opera di grande pregio architettonico e spettacolare nella sua nudità interna, essendo rimasta priva di decorazione.

Cenni storici

La chiesa di San Cataldo è situata in piazza Bellini, in una posizione sopraelevata rispetto al piano della piazza, accanto alla chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio, meglio conosciuta come La Martorana.
La chiesa venne costruita tra il 1154 e il 1160 dall'Ammiraglio del Regno di Guglielmo I Maione da Bari, il quale costruì la chiesa come cappella privata del suo palazzo, quindi inglobata al suo interno.
Nel 1160 Maione venne assassinato e il figlio Guglielmo vendette le sue proprietà, compresa la cappella nella quale era stata sepolta la sorellina, a Silvestro.
L'edificio venne poi affidato, nel 1182, ai benedettini di Monreale che lo custodirono fino al 1787.
Nei secoli la chiesa subì notevoli trasformazioni e nel 1882 grazie alle opere di restauro di Giuseppe Patricolo, la chiesa viene restituita alla sua struttura architettonica originaria.

Trasformazioni

Secondo gli storici la chiesa probabilmente mantenne la sua struttura originaria fino alla fine del XVII secolo, momento in cui l'Arcivescovo di Monreale Giovanni Roano decise di promuovere le opere di abbellimento dell'edificio (1679).
Queste opere trovano testimonianza in una iscrizione posta sopra la porta d'ingresso.
Nel XIX secolo fu, invece, realizzata la nuova sede della regia Posta che inglobò al suo interno la chiesa di San Cataldo; e nel 1867 la direzione della Posta decise anche l'utilizzo della cappella per svolgere al suo interno alcune funzioni e soprattutto quella di ufficio di distribuzione della corrispondenza.

Nel 1882 Giuseppe Patricolo iniziò il suo lavoro di restauro; un progetto che prevedeva il ripristino stilistico dell'opera.
I lavori di restauro, secondo la direzione del Patricolo, terminarono nel 1885 quando furono risolti i problemi di rivestimento delle cupole.
Le opere di restauro del Patricolo probabilmente portarono la chiesa ad avere una configurazione totalmente nuova; infatti l'edificio fu liberato, in ogni sua parte, dalle costruzioni annesse.
A questo proposito, possiamo ricordare che la cappella originariamente era inglobata nel palazzo del Maione da Bari.
Nel XX secolo vi furono ulteriori trasformazioni operate sia all'interno della chiesa sia all'esterno.
Infatti, nel 1937, i cavalieri del Santo Sepolcro, che nel frattempo acquisirono la chiesa, restaurarono l'edificio secondo il proprio culto.
Le opere effettuate riguardarono:

  • la collocazione negli alveoli di spigolo delle absidi di colonnine marmoree, che presentano nel capitello il simbolo crociato dei cavalieri;
  • la chiusura con infissi a transenna delle finestre.

Un secondo intervento riguarda, invece, la demolizione dell'edificio seicentesco, già danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Grazie a questa demolizione è stato ricavato uno slargo che ha permesso di portare alla luce dei frammenti delle antiche mura urbane di età punica.

La pavimentazione, invece, pur essendo stata integrata da restauri, conserva la sua conformazione originaria composta da tarsie marmoree e lastre di porfido e serpentino.

Architettura

Esterno

All'esterno l'edificio si presenta come un volume compatto a forma di parallelepipedo, sormontato da un tamburo allungato e aperto da finestre, il quale sorregge tre cupole a sesto molto rialzato.
Le finestre della struttura architettonica sono racchiuse all’interno di archi ciechi a doppio rincasso e poco sporgenti.
Lo stesso schema viene proposto anche nella facciata principale dove si apre il portale costiruito da un semplice arco ogivale.
Nel prospetto posteriore si legge un leggero movimento dato dalla breve sporgenza dell’abside centrale.

Le cupole sono composte da calotte lisce, emisferiche e molto rialzate dando un’immagine solenne.
Il colore rosso è in perfetto contrasto cromatico con la monocromia severa delle pareti.

Interno

L’interno della chiesa presenta un impianto basilicale a tre navate divise da sei colonne.

La navata centrale è scandita dalla sequenza ritmica delle tre cupole e termina con un abside, visibile anche all’esterno, inoltre è costituita da tre campate a pianta quadrata.

Le navate laterali sono coperte con volte a botte ogivale e terminano con absidi che non sono visibili all’esterno poiché sono ricavati nello spessore del muro.

Le cupole poggiano su pennacchi gradonati di chiara origine orientale.
I capitelli delle colonne sono di diversa tipologia poiché sono stati reimpiegati e provengono da edifici più antichi.

L’altare è quello originale ed è costituito da:

  • una lastra di marmo decorato a sottile incisione;
  • un Agnus Dei circondato dai simboli degli evangelisti.

Anche in questa piccola chiesa si nota la caratteristica fusione della centralità dell’edificio, fornita dalla presenza delle cupole, con l’impianto basilicale, dato dalla presenza delle tre navate divise dalle colonne e dalla presenza dei tre absidi.

Conclusioni

La chiesa fa parte del percorso Arabo Normano dell’Unesco.
La chiesa di San Cataldo è affidata all'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme - luogotenenza Italia Sicilia / sezione di Palermo ed è aperta al pubblico dall'Associazione Amici dei Musei Siciliani.

Architettura Arabo Normanna


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Studio di Filippo Puglia

Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.






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