martedì 6 giugno 2017

Il linguaggio dei poeti siciliani

SCUOLA POETICA SICILIANA




LINGUAGGIO

Introduzione

Un’altra tappa importante per comprendere la scuola poetica siciliana è rappresentata dal linguaggio utilizzato dai poeti. Un linguaggio che ha dato i natali a quella che è divenuta la lingua italiana.
Andiamo quindi a conoscere gli elementi essenziali del linguaggio della scuola.

Linguaggio

Con la scuola poetica siciliana ha inizio la letteratura italiana perché per la prima volta si inizia a comporre versi in modo organizzato e sistematico, attraverso l’uso di una lingua volgare.

La novità della scuola siciliana sta, infatti, nella lingua utilizzata per poetizzare.
Infatti, se i trovatori settentrionali hanno accolto, insieme al modello poetico, anche la lingua, i trovatori siciliani adattano all’uso artistico una lingua usata solo in qualche canto plebeo o giullaresco.

La scelta dell’utilizzo di una lingua volgare nasce dall’orgoglio della cerchia esclusiva di appartenere a un organismo politico come lo stato federiciano.

Per imporre il proprio linguaggio, i poeti siciliani, cercano di dare una tradizione, infatti appare chiaro la presenza voluta e insistita di elementi linguistici già presenti nella letteratura straniera.
Possiamo, quindi, trovare questo modello tradizionale della poesia d’amore in Francia e in Provenza.

Provenzalismi e francesismi

Da un’analisi del linguaggio siciliano si possono notare delle presenze assidue del provenzale.
I poeti siciliani fanno uso delle forme compatibili con quelli esistenti e comuni nel siciliano.

Questo dato è importante per comprendere come le espressioni e le forme tratte dalle lingue d’Oc e d’Oil sono delle allusioni ai modelli di tradizione volute e pensate, e che i sinonimi di origine provenzale servono ad autenticare il valore letterario (Vittorio Coletti).

Analizziamo l’intervento della tradizione provenzale nel linguaggio poetico siciliano, esistono due modi in cui interviene la tradizione provenzale:

  • neologismi suffissali;
  • provenzalismi o gallicismi.

Bruno Migliorini, Il Duecento, in Storia della Lingua Italiana;
Vittorio Coletti, La scuola poetica siciliana, in Storia dell’Italiano letterario.

Suffissi di carattere provenzale:

  • anza
    • adimoranza, alegranza, disianza, membranza, onoranza, tristanza…
  • enza
    • conoscenza, credenza, intenza, pendenza…
  • mento
    • compimento, dipartimento, mancamento, pensamento…
  • agio
    • coragio, fallagio, usagio…
  • ore
    • baldore, bellore, dolzore…
  • ura
    • freddura, riccura, chiarura…

Nel linguaggio utilizzato dalla scuola vi sono anche delle parole di origine gallo-romanza; tuttavia è incerta l’origine dell’introduzione dei vocaboli francesi nella lingua siciliana, si pensa, infatti, che possono essere stati introdotti dai Normanni, considerando che fu il nonno di Federico II, Ruggero II d’Altavilla a iniziare il progetto federiciano di unire le diverse culture nel regno.

Tornando ai vocaboli stranieri in uso nella cultura siciliana, risulta difficile distinguere i francesismi dai provenzalismi, così come scrive Bruno Migliorini nel suo “Il Duecento”.

Mentre i francesismi includono vocaboli come:

  • ciera (volto);
  • cominzare;
  • sagnare.

I provenzalismi sono di gran lunga più utilizzati e includono idee e sentimenti dell’amore trobadorica.
Vi sono nomi come:

  • travaglia;
  • gioia;
  • sollazzo;
  • merzé;
  • balìa (potere);
  • talento (desiderio, volontà).

Aggettivi:

  • manti;
  • avenente;
  • gente (gentile);
  • corale.

Avverbi:

  • lungiamente;
  • adesso.

Sia i vocaboli come suffissi provenzali sia le forme lessicali straniere occupano una posizione di privilegio nei componimenti poetici, poiché fanno rima e di conseguenza attirano l’attenzione del lettore. Tuttavia esistono componimenti alternati con forme provenzali e italiane a dimostrazione che l’uso di questi vocaboli non è obbligatorio.

Latinismi

Anche il latino è importante nei componimenti siciliani, poiché così si riesce a innalzare il livello linguistico; essendo il latino la lingua più prestigiosa di cultura e di letteratura del periodo.

Il latino oltre a possedere tutto quello che manca alla lingua siciliana, che si trova all’inizio del suo percorso letterario, ha anche i mezzi necessari per elevare a lingua di poesia il volgare siciliano.
Il latino insegna l’uso dei suffissi e prefissi con i quali il siciliano arricchisce le proprie risorse lessicali.
Secondo lo studio del Coletti gli affissi sono:

suffissi:

  • ezza:
    • adornezze, alegrezze, bellezze;
  • oso:
    • doglioso, bonaventurosa, sofretoso.

prefissi:

  • di-, dis-:
    • dichinare, disfidarsi, dispietanza;
  • in-:
    • inchiedere, inavanza, inorare;
  • ri-:
    • risbaldire, riprendenza, ritemenza;
  • s-:
    • scordanza, sdubioso, spiacere;
  • mis-:
    • miscrederi, misfare, misleanza;
  • sor-:
    • sorcitanza, sorgogliare.

Da tutto ciò si può notare la grande produttività lessicale delle parole astratte; parole che spesso si trovano nella parte conclusiva del verso poiché formano una rima fonicamente perfetta.

Sicilianismi

Fin’ora abbiamo visto le influenze del Provenzale, del Francese e del Latino, lingue che hanno contribuito a elevare e raffinare il volgare siciliano come lingua letteraria; ma è il siciliano stesso la base del linguaggio poetico.
Un volgare che fino all’avvento dell’imperatore Federico II di Svevia non veniva usato in letteratura così come nella vita amministrativa e liturgica, essendo una lingua popolare.

Ma i poeti siciliani non fanno riferimento al siciliano parlato, rifiutano anche le espressioni colloquiali e di uso corrente; elementi considerati non adatti alle loro tematiche.
I siciliani elaborano una lingua letteraria raffinata, selezionando con rigore i vocaboli e ponendo delle regole nella forma.

Numerosi sono stati gli studi eseguiti in merito alle fondamenta linguistiche della scuola; studi che hanno portato a una costruzione filologica dei testi che ha confermato le origini siciliane.

Il problema relativo all’origine delle poesie siciliane vi fu a causa della trascrizione eseguita da scrittori toscani; lavoro importante ma che ha portato un po di confusione.
Uno studio meticoloso è stato eseguito e ha portato alla conferma dell’origine della base linguistica delle poesie siciliane.
Una base che si distingue dalle proprie caratteristiche fonetiche che sono:

  • consonanti:
    • sonorizzazione di s nel nesso -ns- (penzata)
    • esito z o zz del nesso cj o ccj (dolze, fazzo)

  • vocali:
    • vocalismo a cinque soluzioni toniche:
      • a,e,i,o,u, (fari, ben, aviri, cori, rancura)
    • vocalismo a tre atone finali:
      • a, i, u (rancura, guariri, altru)
    • forme non dittongate da è e ò in sillaba libera:
      • (core, foco, more, omo, fero)
    • forme con i e u tonici invece di é e ó
      • (nui, vui, miso, priso)

Nel vocalismo siciliano non esistono le vocali chiuse, mentre esistono quelle aperte nella forma tonica.

Le forme con i e u tonici, nella successiva trascrizione toscana, comporteranno delle rime imperfette.
Un fatto eccezionale nella poesia medievale che determina così la nuova rima detta siciliana.
Una rima che consente di comporre le seguenti parole:

  • tenere – venire;
  • croce – luce;
  • noi – lui.

Tra le caratteristiche siciliane vi sono alcune parole fortunate:

  • disio;
  • abento (riposo);
  • eo;
  • meo;
  • saccio.

Una categoria che comprende anche una determinata coniugazione di verbi:

  • ajo o aggio da habeo
    da questi si può coniugare il futuro semplice:
    • con:
      • - aio;
      • -a(g)gio;
  • este e esti per è;
  • presente indicativo plurale con le seguenti desinenze:
    • -imo;
    • -iti;
    • -ite;
    • -ati.
  • Imperfetto dei verbi di seconda coniugazione:
    • a.
  • Participio passato dei verbi di terza coniugazione:
    • -uto.
  • Condizionali:
    • -ía;
    • -ara.
  • Passato remoto prima coniugazione e terza singolare:
    • -ao;
    • -au.
      E di terza coniugazione prima persona:
    • -ivi;
    • ío.

Doppioni

I doppioni svolgono un ruolo importante nelle composizioni poetiche siciliane, infatti gli oratori sfruttano la possibilità di formare le parole aggiungendo più suffissi in una sola radice oltre all’utilizzo di forme provenienti da altre culture.

L’uso dei doppioni consente, quindi, di creare un forte effetto estetico.

Il merito dei siciliani è anche quello di aver elevato il siciliano a lingua poetica che permette di esprimere concetti a un alto livello d’astrazione.






Bibliografia:

  • Vittorio Coletti, La Scuola Poetica Siciliana, in Storia dell’italiano letterario;
  • Bruno Migliorini, Il Duecento, in Storia della lingua.


Scuola Poetica Siciliana



BIBLIOGRAFIA


1. A.E.Quaglio “Le origini e la Scuola siciliana”

A. E. Quaglio “I poeti siculo – toscani”

2. “Antologia della letteratura italiana” M.Pazzaglia, Zanichelli

3. “Il sistema letterario” Guglielmino/Grosser, Principato

4. Sapegno “Disegno storico della letteratura italiana” Firenze 1973

5. G. Contini “Varianti e altra linguistica”, Einaudi, Torino 1970.

6. G.Contini “Letteratura italiana delle origini”, Firenze 1970

7. U. Bosco, “Francesco Petrarca”, Laterza; Roma – Bari 1977

8. E. Bigi è tratta dalla voce Poliziano del Dizionario critico della letteratura italiana,

UTET, Torino 1986, p.384

9. “Prose e rime”, a c. di C. Dionisotti, UTET, Torino 1960.

10. ”La scrittura e l’interpretazione” di R. Luperini, P. Cataldi e L. Marchiani

11. “Antologia della letteratura italiana” Volume secondo, Mario Pazzaglia.

12. “L’attività letteraria in Italia. Storia della letteratura italiana” Giuseppe Petronio,

PALUMBO.
Scuola Poetica Siciliana

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Studio di Filippo Puglia

Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.













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