venerdì 9 giugno 2017

Le proporzioni secondo L.B. Alberti

LE PROPORZIONI IN ARCHITETTURA





Leon Battista Alberti

Introduzione

Nei capitoli precedenti abbiamo potuto conoscere i metodi del costruire degli antichi greci, dei romani e abbiamo conosciuto uno dei più grandi trattatisti che, con il suo “De Architectura” ci ha illustrato e fatto conoscere l’architettura classica.

Ricordiamo che i greci basarono il loro concetto del costruire sul sistema costruttivo architravato, adottando un modulo per proporzionare tutto l’edificio e degli ordini per regolarne la simmetria. Inoltre facevano riferimento al rapporto uomo-architettura.

I romani invece, basarono i loro studi sul sistema costruttivo archivoltato, introdussero due nuovi ordini e avevano come obiettivo la conquista del cosmo attraverso lo studio del concetto di spazio.
Abbiamo anche visto e conosciuto la spiegazione dell’architettura classica e i principi fondamentali sui quali sono basati gli studi di Vitruvio: firmitas, utilitas, venustas.

In questa tappa del nostro cammino andremo a conoscere un altro grande trattatista Leon Battista Alberti.

Leon Battista Alberti agli inizi del XV secolo, con la riscoperta del testo di Vitruvio, gli conferisce il ruolo di testo di riferimento e i tre ordini dell’architettura classica tornano a essere un canone obbligatorio.
Così il “De Architectura” diventa uno dei trattati più importanti dell’epoca moderna.

Leon Battista Alberti (1404 – 1472)

Nel 1452 Leon Battista Alberti scrive il suo trattato “De Re Aedificatoria” con il quale riprende il trattato di Vitruvio e diviene così il primo trattato dell’epoca moderna.
Con questo trattato egli riprende e riunisce ogni aspetto della scienza e dell’arte architettonica dei romani per applicarle al presente..
Un testo che però viene pubblicato solo dopo la sua morte nel 1485.

Leon Battista Alberti diviene così la figura più influente nella storia dell’architettura rinascimentale e il suo trattato probabilmente è il più importante che sia stato mai scritto sull’architettura.
Le opere dell’Alberti rispecchiano e semplificano i principi che lui stesso ha scritto nel suo trattato stabilendo nuove formule per gli edifici sacri, pubblici e residenziali.

Ritornando per un attimo all’architettura classica: i greci stabilirono il sistema delle proporzioni o sistema delle simmetrie basandosi sull’unità di misura del modulo scelto, ossia il diametro della colonna alla base e su una serie di rapporti moltiplicativi fissi che permettevano il dimensionamento di ogni singola parte e di tutto l’edificio nel suo insieme, rispettando le regole generali del sistema costruttivo trilitico.

Nell’epoca medievale viene abbandonata questa visione logico-matematica per far posto ai sistemi geometrici di tracciamento degli edifici.

Nel Rinascimento, grazie al contributo dell’Alberti, viene riscoperto il linguaggio dell’architettura classica e anche alcuni principi della progettazione come la proporzione. Infatti, l’architettura, essendo considerata una scienza, ha nella proporzione lo strumento matematico e geometrico che le consente di determinare gli spazi e gli elementi in rapporto a tutto l’insieme.

Considerando che “...il centro dell’uomo è l’ombelico. Se un uomo si corica supino con le mani e i piedi divaricati, e il centro del cerchio collocato all’ombelico, la circonferenza tracciata toccherebbe entrambe le estremità delle mani e dei piedi… Nondimeno, così come si può iscrivere un copro nella circonferenza, così lo si può disegnare in un quadrato...” le singole misure devono essere in proporzione con l’insieme così come quelle del corpo umano, seguendo gli insegnamenti di Vitruvio.

A questo punto dobbiamo ricordare che la teoria delle proporzioni di Vitruvio presenta dei limiti, soprattutto in merito all’inaffidabilità del modello in scala e al problema della resistenza della trave principale del tempio.
Limiti che anche Vitruvio conosceva.

Ma nonostante ciò, in tutto il rinascimento si progettò sulla base della teoria delle proporzioni affidando al modello in scala un ruolo fondamentale nella progettazione ed esecuzione di un’opera architettonica.

per mezzo di modelli, dunque si dovranno progettare gli edifici. Ma il progetto non può limitarsi a ciò che si deve costruire; occorre altresì prevedere in base ai modelli stessi, e quindi procurarsi ciò che sarà di utilità nel corso della costruzione”.
(L.B. Alberti, De Re Aedificatoria, Libro IX, cap. IX)

Nel periodo rinascimentale vi è l’esigenza di stabilire delle norme da considerare assolute che siano direttamente collegate alla concezione antropocentrica del mondo. In considerazione di questa esigenza gli studiosi del rinascimento elaborano una serie di rapporti proporzionali che possono essere adottati dagli architetti con l’obiettivo di stabilire le dimensioni delle strutture sia in pianta sia in alzato attraverso rapporti aritmetici, geometrici e armonici.

Riscoprendo gli antichi canoni proporzionali attraverso l’analisi comparativa degli edifici classici, gli architetti del rinascimento prendono coscienza sul fatto che il diametro della colonna è posto alla base di un complesso sistema di commodulazione degli elementi che costituiscono l’edificio; e partendo da questa base, ognuno di essi, opera una mediazione traendone una personale interpretazione da proporre come canone progettuale.

Non mi stancherò mai pertanto di raccomandare ciò che solevano fare i maggiori architetti: meditare e rimeditare l’opera da intraprendere nel suo complesso e la misura delle sue singole parti, servendosi non solo di modelli e schizzi, ma anche di modelli fatti di assicelle o d’altro materiale, oltreché valendosi del consiglio degli esperti…
L’uso di tali modelli permette di avere sotto gli occhi nel modo più chiaro la disposizione ordinata di tutti quegli elementi che abbiamo descritto nel libro precedente: la posizione rispetto all’ambiente, la delimitazione dell’area, il numero delle parti dell’edificio e la loro disposizione, la conformazione dei muri, la solidità delle coperture ecc. …
Ma aggiungo, qui una raccomandazione che mi sembra molto a proposito: l’esibire modelli colorati o resi attraenti da pitture indica che l’architetto non intende già rappresentare semplicemente il suo progetto, bensì per ambizione cerca di attrarre con esteriorità l’occhio di chi guarda distraendone la mente da una ponderata disamina delle varie parti del modello per riempirla di meraviglia.
Meglio quindi che si facciano modelli non già rifiniti impeccabilmente, forbiti e lucenti, ma nudi e schietti, sì da mettere in luce l’acutezza della concezione architettonica, non l’accuratezza dell’esecuzione del modello”.
(L.B. Alberti, De Re Aedificatoria, Libro II, cap. III)

Considerando, invece, il rapproto uomo-architettura degli antichi greci, tradotto nell’equazione vitruviana:

ossatura umana : struttura edificio (firmitas) = bellezza del corpo : Venustas

L’Alberti dice:

I naturalisti hanno notato che in natura i corpi degli esseri animati risultano strutturati in modo tale
che le ossa non restino in nessun punto staccate tra loro. Allo stesso modo le ossature saranno da riunire alle ossature, ed essa tutte da rafforzare nel modo più opportuno con nervi e legamenti; sicché la successione delle ossature collegate tra di loro, risulti tale da resistere da sola, quand’anche ogni altro elemento venisse a mancare, perfettamente conchiusa nella solidità della sua membratura”.
(L.B.Alberti, De Re Aedificatoria)

Vitruvio, inoltre, fornisce un metodo di analisi dei monumenti attraverso la traduzione dell’idea di bellezza in linguaggio matematico.
A questo proposito Alberti scrive:

...inoltre è auspicabile che l’architetto si regoli allo stesso modo di chi si dà agli studi letterali. Giacché nessuno, in questo campo, penserà di essersi adoperato a sufficienza finché non avrà letto e approfondito gli autori, e non soltanto i migliori… Parimente l’architetto, dovunque si trovino opere universalmente stimate e ammirate, tutte le esaminerà con la massima cura, ne farà il disegno, ne misurerà le proporzioni, se ne costruirà dei modelli per tenerli appresso…; soprattutto se ne han fatto uso gli autori delle opere più grandi e più importanti, i quali – è da supporre – furono certo uomini non comuni dacché seppero amministrare spese tanto cospicue…”
De Re Aedificatoria

Le opere dell’Alberti sono l’esempio di quanto da lui scritto nel suo trattato “De Re Aedificatoria” e nel prossimo capitolo andremo a conoscere il Palazzo Ruccellai.



Studio sulle proporzioni in architettura
Bibliografia:
Leon Battista Alberti, De re Aedificatoria
Vitruvio, De Architectura
Vignola, Delli cinque ordini dell' architettura
Palladio, I quattro libri dell'architettura
Link:








Studio di Filippo Puglia






Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.





Le foto sono scaricate da internet 




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