martedì 27 giugno 2017

Madonna, dir vi voglio di Jacopo da Lentini

SCUOLA POETICA SICILIANA


Jacopo da Lentini 
 


Madonna, dir vi voglio

Madonna, dir vi voglio
como l'amor m'ha priso
inver lo grande orgoglio
che voi, bella, mostrati, e no m'aita.
Oi lasso lo meo core
ch'è 'n tanta pena miso,
che vide ca 'nde more
per bene amare e tenelosi in vita!
Dunque, moriraio eo?
No, ma lo core meo
more spesso e più forte
che non faria di morte naturale;
per vui, donna, cui ama
più che si stesso, brama,
e voi pur lo sdengate:
Amor vostr'amistate vidi male.

Lo meo 'namoramento
non pò parire in ditto,
ca, si com'eo lo sento,
cor no lo penzaria né diria lingua;
zo ch'eo dico è neente
inver ch'eo son distritto
tanto coralemente:
foco aio, non credo mai si stingua;
anti, si pur alluma,
perché non mi consuma?
La salamandra audivi
ca 'nfra lo foco vivi stando sana;
cusì fo per long'uso:
vivo in foco amoruso
e non saccio ch'eo dica:
lo meo lavoro spica e poi no 'ngrana.

Madonna, si' m'avene
ch'eo non posso invinire
com'eo dicesse bene
la propia cosa ch'eo sento d'amore;
ca, si como in prudito,
lo cor mi fa sentire
che già mai non d'è chito
mentr'eo non posso trar lo so sentore.
Lo non poter mi turba,
com 'om che pinge e sturba
e pure li dispiace
lo pingere che face e si riprende,
ché non è per natura
la propia pintura;
e non è da blasmare
omo che cade in mare se s'aprende.

Lo vostro amor, che m'ave
in mare tempestoso,
è si como la nave
ch'a la fortuna getta ogni pesanti
e càmpane per getto
di loco periglioso;
similemente eo getto
a voi, bella, li miei sospiri e pianti;
ché, s’eo no li gittasse
parria che soffondasse;
e bene soffondara,
lo cor, tanto gravara in suo disio!
Ché tanto frange a terra
tempesta, che s'atterra;
ed eo così rinfrango:
quando sospiro e piango posar crio.

Assai mi son mostrato
a voi, donna spietata,
com’eo so' inamorato,
ma creio chi dispiaceria a voi pinto.
Poi ch'a me solo, lasso,
cotal ventura è data,
perché non mi 'nde lasso?
Non posso, di tal guisa Amor m'ha vinto!
Vorria ch'or avvenisse
a lo meo cor ch'escisse
come 'ncarnato tutto,
e non dicesse mutto a voi, sdengosa;
ch'Amore a tal l'adusse,
ca, se vipra ivi fusse,
natura perderia:
a tal lo vederia fora pietosa.

Jacopo da Lentini




[Testi poetici della scuola siciliana, raccolti e trascritti da Paolo Pettinari, Edizioni Mediateca, Campi Bisenzio, 2005.]



Scuola Poetica Siciliana
BIBLIOGRAFIA



1. A.E.Quaglio “Le origini e la Scuola siciliana”


A. E. Quaglio “I poeti siculo – toscani”


2. “Antologia della letteratura italiana” M.Pazzaglia, Zanichelli


3. “Il sistema letterario” Guglielmino/Grosser, Principato


4. Sapegno “Disegno storico della letteratura italiana” Firenze 1973


5. G. Contini “Varianti e altra linguistica”, Einaudi, Torino 1970.


6. G.Contini “Letteratura italiana delle origini”, Firenze 1970


7. U. Bosco, “Francesco Petrarca”, Laterza; Roma – Bari 1977


8. E. Bigi è tratta dalla voce Poliziano del Dizionario critico della letteratura italiana,


UTET, Torino 1986, p.384


9. “Prose e rime”, a c. di C. Dionisotti, UTET, Torino 1960.


10. ”La scrittura e l’interpretazione” di R. Luperini, P. Cataldi e L. Marchiani


11. “Antologia della letteratura italiana” Volume secondo, Mario Pazzaglia.


12. “L’attività letteraria in Italia. Storia della letteratura italiana” Giuseppe Petronio,


Scuola Poetica Siciliana

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Studio di Filippo Puglia

Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.







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