martedì 14 novembre 2017

Scuola Poetica Siciliana: Jacopo da Lentini

SCUOLA POETICA SICILIANA






Jacopo da Lentini

Giacomo da Lentini detto Jacopo il Notaro è nato a Lentini intorno al 1210.
Giacomo è considerato uno dei principali esponenti della Scuola Siciliana grazie alla sua straordinaria produzione poetica.
Seguì una formazione culturale a carattere giuridico e probabilmente frequentò l’Università di Napoli, fondata dall’imperatore Federico II di Svevia nel 1224.
Dai suoi studi emerge una preparazione solida nel campo della retorica e delle arti liberali.
Esercitò le funzioni di Notaio imperiale, tra i più importanti e influenti del regno, tra il 1233 e il 1241.
La sua presenza presso la corte dell’imperatore è documentata in atti del 1233, nei quali risulta la sua presenza a Policoro in Basilicata nel mese di marzo, poi a Catania e Messina in giugno, a Castrogiovanni (oggi Enna) nella mese di agosto e a Palermo nel mese di settembre.
Inoltre, nell’archivio del Tabulario di Santa Maria delle Moniali di Messina è conservato un documento del 5 maggio 1240 nel quale compare la sua firma Iacubus de Lentino, domini imperatorius notarius.
Considerato il massimo rappresentante della Scuola Siciliana da Dante, è probabilmente anche uno dei fondatori e forse anche l’ideatore del sonetto.
Possiede una grande padronanza degli schemi della poesia provenzale nella quale inserisce con estrema facilità innovazioni tematiche mostrando anche creatività nelle rappresentazioni delle immagini.
Sul piano tematico emergono le tendenze sull’io interiore e sulla fenomenologia dell’amore.
La fantasia nella rappresentazione delle immagini si rifà ad analogie con il mondo sociale, animale e naturale.
La sua poesia è concentrata soprattutto sul tema amoroso, infatti dai suoi versi emergono gli aspetti che riguardano la sofferenza dell’amore non corrisposto, l’incomunicabilità tra amante e amata, lo stato d’animo dell’amante e la riflessione sulla natura dell’amore.
Nel suo ricco canzoniere si riscontrano influenze della poesia provenzale, infatti la trama ideologica delle poesie rimanda alla concezione dell’amore cortese e cavalleresco improntata su atteggiamenti di carattere feudale; nel quale la donna (signore) altera e irraggiungibile e la condizione dell’amante (vassallo), legato al servizio dell’amore dolce e doloroso, rappresentano gli elementi che rimandano alla lirica provenzale e che diverranno strumenti topici della poesia siciliana.
Anche le immagini e i motivi hanno una grande influenza provenzale così come la tecnica espressiva che richiama i rimatori provenzali nelle dittologie sinonimiche, negli ossimori e nella retorica con provenzalismi, cosicché il rimatore siciliano viene anche definito come un rielaboratore e adattatore in siciliano illustre della poetica provenzale.

I componimenti del canzoniere di Jacopo da Lentini sono 30:

  • A l’aire claro ho vista ploggia dare
  • Amor non vòle ch’io clami
  • Angelica figura e comprobata
  • Ben m’è venuto prima cordoglienza
  • Certo me par che far dea bon signore
  • Chi non avesse mai veduto foco
  • Come l’argento vivo fuge ‘l foco
  • Dal core mi vene
  • Diamante né Smiraldo né Zafiro
  • Dolce cominciamento
  • Donna, vostri sembianti mi mostraro
  • Eo viso, e son diviso da lo viso
  • Guardando basalisco venoso
  • Guiderdone aspetto avere
  • Lo basalisco a lo specchio lucente
  • Lo giglio quand’è colto tost’è passo
  • lo viso mi fa andare alegramente
  • Madonna, dir vi voglio
  • Madonna ha ‘n sé vertute con valore
  • Maravigliosamente
  • Molti amadori la lor malatia
  • Ogni ‘Omo ch’ama de’ amar lo suo onore
  • Or come pote si gan donna entrare
  • Per sofrenza si vince gran vettoria
  • Poi no mi val merzé né ben servire
  • Quand’om ha un bon amico leiale
  • Si alta amanza ha presa lo me’ core
  • Si come il sol, che manda la sua spera
  • si como ‘l parpaglion, ch’ha tal natura
  • Amor è un desio che ven da core
    (tenzone fra Jacopo Mostacci, Pier delle Vigne e Lentini)

Sonetto

  • Io m’aggio posto in core a Dio servire


Scuola Poetica Siciliana

BIBLIOGRAFIA

1. A.E.Quaglio “Le origini e la Scuola siciliana”
A. E. Quaglio “I poeti siculo – toscani”
2. “Antologia della letteratura italiana” M.Pazzaglia, Zanichelli
3. “Il sistema letterario” Guglielmino/Grosser, Principato
4. Sapegno “Disegno storico della letteratura italiana” Firenze 1973
5. G. Contini “Varianti e altra linguistica”, Einaudi, Torino 1970.
6. G.Contini “Letteratura italiana delle origini”, Firenze 1970
7. U. Bosco, “Francesco Petrarca”, Laterza; Roma – Bari 1977
8. E. Bigi è tratta dalla voce Poliziano del Dizionario critico della letteratura italiana,
UTET, Torino 1986, p.384
9. “Prose e rime”, a c. di C. Dionisotti, UTET, Torino 1960.
10. ”La scrittura e l’interpretazione” di R. Luperini, P. Cataldi e L. Marchiani
11. “Antologia della letteratura italiana” Volume secondo, Mario Pazzaglia.
12. “L’attività letteraria in Italia. Storia della letteratura italiana” Giuseppe Petronio,


Scuola Poetica Siciliana




Studio di Filippo Puglia





Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.








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