lunedì 12 febbraio 2018

Tempio C di Selinunte

Architettura

Architettura templare greca in Sicilia

Tempio C di Selinunte








Introduzione

Nella tappa precedente abbiamo conosciuto la città di Selinunte, attraverso il racconti di alcuni cenni storici e soprattutto attraverso la descrizione di quello che è considerato uno dei migliori esempi di architettura dorica in Sicilia, il tempio E dedicato a Era.

La tappa di oggi è invece proiettata verso la conoscenza di un altro grande tempio della città di Selinunte il tempio C.
Questo tempio però non fa parte dei tre templi presenti sulla collina orientale, questo tempio è situato all’interno dell’Acropoli e rappresenta il simbolo della stessa.

Acropoli

L’Acropoli è posta sulla collina fra il Modione (antico Selinon) e il Cottone, dove era situato il porto della città.
Si sviluppa a reticolo lungo due arterie principali (larghe 9 metri) che si intersecano.
Recentemente è stato scoperto che le abitazioni civili posteriori al 409 a.C. erano piccoli edifici con porta sulla strada e prospetto lungo da 4 a 9 metri.
Intorno all’Acropoli si snodano le fortificazioni a blocchi squadrati risalenti al VI-V secolo.
Lo sviluppo delle mura era interrotto da torri, da porte in corrispondenza delle estremità delle arterie principali (nord, est e ovest) e da postierle.
Sulla collina dell’Acropoli sono stati rinvenuti i resti di cinque templi di ordine dorico:

  • Tempio A;
  • Tempio B;
  • Tempio C;
  • Tempio D;
  • Tempio O;
  • Tempio Y.

Tempio C

Il Tempio C dedicato ad Apollo è un periptero esastilo di ordine dorico con una superficie di 1891,8834 mq aventi le dimensioni di 71,07 m di lunghezza e 26,62 m di larghezza.
Il tempio fu costruito tra il 550 e il 540 a.C. ed è rivolto a oriente.
Il tempio possiede una pianta allungata con un colonnato (42 colonne) fitto e pesante, presenta anche quattro gradini che lo elevano dal suolo.
L’alta piattaforma può essere raggiunta per mezzo di otto gradini presenti sul lato orientale.
Il tempio è periptero perché possiede una fila di colonne che circonda la cella; è esastilo perché ha sei colonne sui fronti.
Il tempio fu costruito nell’area in cui sorgeva l’antico santuario che occupava la zona sud orientale dell’Acropoli.

La cella misura 39,81 x 8,93 metri.
La cella è scandita dal naos (navata del tempio), il quale è preceduto da una semplice anticamera in antis adornata con 4 colonne e raggiungibile per mezzo di due gradini; è inoltre munita di adjton, ossia la parte più interna e inaccessibile dl tempio, infine termina con un vestibolo o opistodomos.
Inoltre la cella appare indipendente all’interno di un colonnato dal quale la separa una galleria perimetrale di 6,24 m, infatti il ritmo del colonnato non ha alcun rapporto con le divisioni interne della cella.

Questo tempio presenta delle caratteristiche particolari nelle colonne in quanto sui lati lunghi vi sono più del doppio delle colonne presenti sul fronte: 6 colonne sul fronte e 17 colonne sui lati lunghi.
La colonna ha un diametro alla base di m 1,94 e alla sommità di m 1,50 ed è alta 8,60 m.
Le quattro colonne angolari hanno un diametro maggiore rispetto alle altre.
Le scanalature delle colonne variano da 12 a 20; sulle colonne frontali sono 20, mentre sulla maggior parte delle altre sono 12.
L’intercolumnio tra le colonne è variabile, infatti la distanza fra gli assi delle colonne è di 4,40 m sui lati brevi e si restringe sui lati lunghi misurando 3,86 m.
Le colonne sono inoltre prive di entasi e sono state realizzate alcune a tamburi e altre a monolito.

La facciata presenta un doppio colonnato la cui profondità corrisponde a tre colonne, accentuando così la profondità degli spazi, mentre il volume monumentale era messo in rilievo da una rampa di otto gradini che occupavano tutta la larghezza della facciata.
Presenta inoltre un’architrave più corto rispetto ai capitelli angolari a causa dell’assenza della contrazione degli elementi delle estremità dei lati.
I triglifi hanno dei moduli diversi a causa dell’assenza della contrazione per far coincidere i triglifi angolari, i quali risultano così più lunghi, con l’asse delle colonne.
Le metope sono incassate tra i triglifi.
La trabeazione è piena di movimento grazie al vigore delle forme, mente il fregio e il gocciolatoio sono modellati con forza dall’aggetto dei triglifi rispetto al piano delle metope e dal volume imponente dei mutuli e delle gocce.

Un Tempio che mostra la libertà di creazione degli architetti siculi, i quali mettono in evidenza la loro ricerca di contrasti fra luci e ombre in modo da rendere lo stile dorico arioso e leggero con un forte senso plastico.



Bibliografia
  • Barone Vito, Selinunte: vicende storiche, illustrazione dei monumenti, Palermo 1979;
  • F.Coarelli-M.Torelli, Sicilia, Guide Archeologiche, Laterza, Bari 1984;
  • Mistreatta Gioacchino, Selinunte: storia e archeologia di una colonia greca, Castelvetrano 1997.


Architettura templare greca in Sicilia



Filippo Puglia


Filippo Puglia
Sono nato a San Giorgio di Gioiosa Marea in provincia di Messina; un piccolo borgo situato sulla costa tirrenica della Sicilia nord-orientale, di fronte all’arcipelago delle isole Eolie.
Mi occupo di design e scenografia e sono un appassionato e studioso di arte, architettura, letteratura e teatro.











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